

Chi è tutto autoreferenzialmente preso da quanto accade –o non accade- sulla scena politica (ma anche culturale, economica, e così via) italiana, sembra non accorgersi che tutto questo è davvero molto rumore per nulla: appena si varcano i confini nazionali, ci si accorge in un battito di ciglia che questo paese è assolutamente irrilevante. Suscita generalmente simpatie, risulta spesso attraente, però quando si tratta di decidere le sorti del pianeta conta davvero poco. E' triste, ma è così.
Eppure c'è un terreno inventivo e innovativo dove l'eccellenza italiana è in una posizione di prestigiosa preminenza e attira attenzione e ammirazione: ce ne si accorge in questi giorni a Milano, dove con le sue centinaia di eventi e presentazioni sta andando in scena l'ormai storica settimana del design, che chiama a raccolta migliaia di progettisti da tutto il mondo. Ecco, guardando tutte queste cose viene da chiedersi perché mai non si adottino per l'intero paese quei paradigmi che consentono al design italiano di primeggiare sull'orizzonte globale.
Mettiamo allora rapidamente a fuoco cosa accade nel design che non accade –e sarebbe meglio accadesse- in altri campi. Primo, c'è (nota bene, senza alcun sussidio statale) un'abbondante attitudine inventiva e pragmatica: con spirito indipendente, con abbondante prevalenza del pensiero creativo su quello critico, si immagina, si fa, punto. Secondo, si è creata negli anni –pur fra inevitabili alti e bassi- un'alleanza fra progettisti e imprenditori, nella consapevolezza che gli uni servono a poco senza gli altri.
Terzo, non soltanto il design si è tenuto accuratamente alla larga da ingerenze politiche, ma si è mosso in un'area culturale discretamente immune dall'accademismo (con evidenti riflessi positivi su facoltà universitarie e scuole di design). E poi mettiamoci anche –determinante valore aggiunto- la tendenza dei designer a essere non più soltanto creatori di prodotti ma veri e propri progettisti globali (comunicatori, pensatori, strateghi a tutto campo).
Non sto dicendo allora che basta prendere questi valori e comportamenti dal microcosmo del design e proiettarli sullo scenario politico e culturale per trasformare la zucca in una carrozza, non è così semplice. Però è evidente che dove questi modelli di pensiero e queste attitudini comportamentali sono in azione, lì le cose funzionano brillantemente, e dove invece sono assenti lì le cose non funzionano affatto. In questo senso, sarebbe illusorio e discretamente sciocco pensare che il mutamento di cui questo paese ha assoluta necessità per eccellere sullo scenario internazionale si possa ridurre a un cambio di governo.
Dando un'occhiata a quello che sta succedendo qui alla settimana del design, guardando le facce e ascoltando i discorsi e respirando le atmosfere, è evidente che questo paese dovrebbe cominciare a familiarizzare con un'intera sensibilità attiva, inventiva, innovativa, non lamentosa né critica. Altrimenti sì, saremmo belli e attraenti e suggestivi, ma resteremo irrimediabilmente marginali.
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