Don Winslow e la reinvenzione della scrittura

di Franco Bolelli

Se pensate che i libri o i film d’azione - almeno certi libri e certi film - siano soltanto libri o film d’azione, ok, meglio se ci salutiamo adesso: quello che leggereste da qui in poi non vi piacerebbe per nulla. Perché quello che voglio dire è che Le Belve (Savages, in originale) è il più grande romanzo della letteratura contemporanea. Senza tirarsela da colto letterato, senza impartire prediche morali, senza riversare su chi legge le proprie personali ossessioni “d’autore”, Don Winslow dà al romanzo d’azione una scrittura di superiore qualità inventiva, dà alla scrittura una potenza adrenalinica inaudita, e insomma trasforma la letteratura in letteratura e basta, senza artificiose linee di confine fra generi.  


Sì, ammetto di nutrire un pregiudizio positivo nei riguardi di Winslow, dal momento che elettivamente mi ritrovo in tutti quanti i suoi ingredienti, dalla vitalistica ambientazione californiana fino a una generale sfrontata attitudine sopra le righe verso le cose del mondo. E poi - nel mezzo di una spietata lotta con il cartello messicano della droga - metteteci una sregolata storia d’amore (a tre) fra un buddista che pratica non poche eccezioni alla regola pacifista, una viziatissima ragazza con uno spiccato talento vocal-sessuale e un atletico ex soldato affetto da “mancanza di sindrome da stress post-traumatico”. 


D’altra parte credo nell’assoluta indissolubilità del matrimonio fra inventive frontiere avanzate ed eccitazione energetica (quel maestoso filosofo che mi accade spesso di citare affermava di non poter credere a quei pensieri che non sono una festa anche per i muscoli…), ed è proprio qui che Winslow se la gioca, con la sua voglia di mescolare il pathos dell’azione fisica con la qualità di una sperimentazione sul linguaggio che verrebbe da definire “di avanguardia” se le avanguardie non fossero a loro volta così limitate.  


La scrittura, dicevo. Perché questo linguaggio ci sta che possa non appassionarvi quanto appassiona me, ma nessuno ha mai scritto così. Non si è mai vista prima questa programmatica vocazione a combinare linguaggio scritto e linguaggio parlato, strutture del noir e ricchezza verbale a tutto campo, frasi di estrema raffinatezza linguistica e gergo volutamente sconnesso, letteratura studiata e rifinita e folgoranti flash da messaggio Facebook. Siamo davanti - anzi dentro, se accettate di gettarvi nella corrente - a una vera e propria reinvenzione della scrittura, a una sintesi non soltanto di forme letterarie ma proprio di linguaggi. 


E’ l’ennesima conferma che ormai le grandi evoluzioni espressive (ma anche comunicative, tecnologiche e in generale paradigmatiche) prendono corpo non più ai margini, non più appunto nei lontani territori delle avanguardie, ma dove la ricerca di nuove frontiere si sposa con l’energia comunicativa. Come i Radiohead, come Lost, anche Don Winslow ci mostra che il più avanzato e il più eccitante sono ormai la stessa appassionante, fiammeggiante cosa.

14 settembre 2011
 
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