Londra, se c'è il senso di responsabilità si possono anche accampare diritti

di Franco Bolelli

Chi ha la pazienza di seguire un minimo questa rubrica, si sarà abbondantemente accorto che ci sono due temi che mi piace evidenziare a ogni occasione: il primo è la necessità evolutiva di vedere e vivere il mondo dalla parte delle opportunità, il secondo riguarda il primato della responsabilità personale, la sua fondamentale importanza nella costruzione del carattere. Per dirla in estrema sintesi, sono cresciuto credendo che prima devi imparare a prenderti le responsabilità delle tue scelte e delle tue azioni e che soltanto dopo puoi chiedere e accampare diritti.  


E’ una questione che - essenziale ogni giorno- è balzata in primo piano in questi giorni in relazione alle “rivolte” scoppiate a Londra e in generale in Inghilterra. Da una parte Salman Rushdie ha commentato che questi non sono leoni in rivolta ma topi che scorazzano nella notte, e che l’ingiustizia sociale non può essere considerata una scusa. Dall’altra, tanti hanno preferito puntare il dito contro i tagli dei finanziamenti all’educazione, lo stato di indigenza e la mancanza di prospettive di troppi giovani inglesi.  


Ecco, la mia convinzione è che è assolutamente vero che le politiche governative sono - in Inghilterra e dovunque - largamente insufficienti quando non pessime e che per chi è in condizioni disagiate si debba avere un occhio di riguardo: però troppo spesso le indubbie colpe della società sono diventate un comodo alibi per non prendersi mai alcuna responsabilità, per vegetare nel vittimismo - rassegnato o rancoroso che sia -, per non tentare di costruire qualcosa di importante.  


Nel caso inglese, poi, c’è un’imperdonabile aggravante: a venire depredati non sono stati i centri del potere consumistico, ma negozi di gente che lavora duro e persone comuni per strada, secondo un metodo puramente delinquenziale. Non sto dicendo allora che la società vada assolta, tutt’altro: ma quella per cui gli umani sarebbero buoni se non fossero rovinati dalla malvagità del sistema (e del consumismo, e della tv, e di ogni agente esterno) è una madornale sciocchezza. La nostra attenzione dovrebbe semmai essere rivolta a quelle migliaia di inglesi - non abbienti, non privilegiati - che nelle strade sono scesi per pulirle: anche a loro vengono sbandierati davanti agli occhi agi di cui non possno godere, ma la loro risposta è quella di lavorare duro per migliorare la propria condizione.   

Quando allora sostengo che niente è più importante della costruzione del carattere e del senso di responsabilità, non sto affatto cantando l’elogio dell’individualismo. Prima di tutto perché in tutta la storia umana sono proprio le personalità più dotate di forza di carattere ad aver messo al mondo tutte le grandi svolte evolutive, le imprese e le scoperte che hanno migliorato la condizione di milioni di umani. E poi perché non conosco miglior sistema educativo di quello che - invece di trattare le persone come vittime - le aiuta e convince a contare innanzitutto sulle proprie forze. 


 


 

17 agosto 2011
 
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