Come parlare dell’isola con la natalità più bassa d’Italia uscendo dal Villaggio

di Oliviero Beha

Da martedì scorso ci sono stati più lanci di agenzie di stampa per le reazioni al caso “Villaggio/pastori sardi” che per le dimissioni del sottosegretario a Palazzo Chigi, Carlo Malinconico, costretto a darle dallo scandalo sulle vacanze pagategli dalla “cricca” Balducci-Piscitelli “a sua insaputa”. Se l’infelicissima e offensiva sortita di Villaggio fosse di ieri, forse sarebbe competitiva come rassegna stampa con la bocciatura dei referendum sulla legge elettorale da parte della Consulta o con il salvataggio dall’arresto da parte della Camera per il casalese Nick Cosentino, il deputato Pdl per il quale Bossi ha “concesso la libertà di coscienza ai leghisti” nel voto di salvataggio. Di “coscienza”, sì, parola magica e forse appena appena fuori luogo…


Torno sulla questione sarda dopo il Gennargentu di polemiche e comunicati partendo proprio da questo dato di risonanza mediatica, forse per ora il nocciolo della vicenda, perché dimostra inoppugnabilmente almeno due cose. La prima è che ho sbagliato nel modo di trattare l’episodio (ci torno subito). La seconda è che se l’offensivo paradosso di Paolo Villaggio, non una tesi di antropologia culturale su pastori e pecore dell’isola bensì la riesumazione di una vecchia e stupida battuta provocatoria, ha suscitato questo can can, forse non bisogna fermarsi al dito che indica la luna, ma arrivare alla luna stessa. Dove il dito - e senza altre appendici sconce per favore - è Villaggio e la luna lo status della Sardegna. Qualche elemento di fatto per chi non avesse seguito tutta la storia e magari è intervenuto “solo” sull’uscita di Villaggio, confermando la tesi (mi pare di Tocqueville) secondo la quale estrapolando una frase da un contesto potresti far andare in galera chiunque.


La mia trasmissione su Rai Tre, il lunedì dalle 9 alle 10 del mattino, tratta di temi sociali per lo più serissimi, da vari punti di vista. Lunedì scorso la puntata "non" era dedicata alla Sardegna bensì alla condizione femminile al tempo del governo Monti e delle sue manovre economiche. Di questo si è discusso in studio con gli ospiti, ognuno motivato a essere lì per motivi diversi ma confluenti. Come in ogni talk-show, di buona o di pessima qualità, del resto. Nel caso di "Brontolo", per tutto il tempo prima e per tutto il tempo dopo la disgraziata battuta di Villaggio, si è parlato della donna in Italia, con dati e servizi sulla Sardegna, la regione a più bassa natalità stracolma di problemi economici e sociali. Ho scelto servizi e spunti sardi proprio per questo. Quindi chi si lamenta del fatto che viene ignorata l’isola sul piano dell’informazione, abbia almeno la bontà di vedere “tutta” la puntata senza fermarsi al video “incriminato” di pochi secondi.


Mi preme qui, non per me ma per chiarire il contesto, replicare la spiegazione e non la giustificazione per cui scientemente in un discorso serio ho tenuto bassissima, direi strisciante, l’attenzione alla provocazione villaggesca: l’ho fatto esclusivamente per non distrarre dal tenore dell’informazione e non perdere del tempo a colpi di insulti da strada. Come ho già detto e scritto anche qualche riga fa, forse ho sbagliato, almeno a giudicare da parte delle reazioni, giacché a dire il vero c’è stato anche chi ha condiviso la mia opzione del momento, in diretta, da sardo oppure da non sardo. Ma è stata (lo ribadisco) in ogni caso una mia scelta, non “a mia insaputa”. Questo per chi straparla di “coraggio dei sardi” che ci sarebbe voluto e altre amenità. Se ho sbagliato, ho sbagliato io per i motivi che vi ho ridetto. E nemmeno sto qui a rimarcare che gli insulti piovuti su di me , le censure contro la trasmissione o la Rai stessa ecc. ecc., la richiesta di silenziarmi, siano più vicine alla qualità del paradosso stesso dell’ex Fantozzi che a quella dell’informazione di "Brontolo". Peggio per me.


Ma dal dito bisognerà pure passare alla luna: dunque mi aspetto che chi ha identificato nelle offese di Villaggio e nella mia “tolleranza” ad esse il nemico contro cui sollevarsi, faccia lo sforzo di estendere tanta attenzione reattiva alle condizioni dell’isola. Parlo dei governanti come dell’opinione pubblica interessata da sarda o da non sarda. I problemi sono tanti, ed enormi. Nei confronti della questione sarda mi comporterò come ho sempre fatto o tentato di fare in qualunque circostanza.


Niente sconti, nessuna committenza in un senso o nell’altro che non sia il desiderio di informare il più e il meglio possibile, nessun partito preso e invece la verifica della realtà. Uno dei prossimi lunedì "Brontolo" tornerà dunque in Sardegna in modo mirato proprio sulla "luna", così che vedremo anche se le reazioni da cui sono partito qui, in questo articolo, riguardano soltanto il "dito", con quel che ne conseguirebbe. Se fosse così, ma mi auguro di no e non lo credo, sarebbe infatti un'altra occasione sprecata e la spia di un atteggiamento sterile e autolesionista, che davvero i sardi come natura e cultura, i sardi che conosco da sempre senza tante ciance di "villeggiatura e Costa Smeralda", non si meritano.

13 gennaio 2012
 
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