La rivolta coraggiosa dell'Imam di Nimes: "Basta silenzi e complicità al nostro interno, parole chiare contro la jihad"

Quanta timidezza, quanta cautela tra i musulmani che definiamo moderati (per distinguerli dagli estremisti mica perchè credono meno, forse credono meglio). Quanti silenzi, quanta riluttanza a prendere posizione, a scendere in piazza, a dire con chiarezza che chi ammazza è fuori della grazia di Dio, qualunque esso sia, comunque esso si chiami. Quanta ostinazione nel rivendicare il loro diritto a praticare la fede senza doversi discolpare. Certo. Non si chiedono giustificazioni. Si chiede coraggio. Si chiede voce. Si chiede a chi pratica una fede compatibile con i valori di civiltà e di rispetto dell'uomo, si alzarsi e dire a chi ammazza nel nome dello stesso profeta, dello stesso libro sacro, sei tu che sbagli, sei tu l'infedele.

 

Parole chiare contro il terrorismo

E' ora che chi pratica l'Islam si differenzi con nettezza, con coraggio. Lo chiedono in tanti, ormai, e non come lasciapassare per un’integrazione che mai deve diventare abiura perchè sarebbe annessione e non mescolanza. Lo chiedono perchè il conflitto è aperto, è violento; la guerra è feroce, e chi è dalla parte della pace, deve lavorare per la pace; chi è dalla parte della vita, deve lavorare per la vita. La pensa così anche il vicepresidente degli Imam di Francia, Hocine Drouiche, capo della comunità musulmana di Nimes, che dopo i fatti di Nizza, al culmine di una polemica che lo vede protagonista da anni, ha rassegnato le dimissioni dal suo incarico per protesta contro gli islamici moderati che sembrano davvero troppo, troppo moderati quando si tratta di prendere parola contro fanatismo, morte, terrorismo.

 

L'invito agli Imam: "predicate contro l'estremismo"

"Annuncio il mio rifiuto - scrive Drouiche sulla sua bacheca Facebook - di queste istituzioni incompetenti che non fanno nulla per la pace sociale e che non la smettono di ripetere che l'estremismo non esiste, che è prodotto dai mass media". Poi l'invito a tutti gli Imam di parlare degli attentati, di parlare della morte, di parlare di tutto quel sangue. E di non fare finta di nulla, come purtroppo spesso capita ed è capitato in passato, come se il fatto non li riguardasse mentre, invece, li riguarda eccome, non fosse altro che perchè ci riguarda tutti. "Spero che gli imam di Francia - continua Drouiche - non parlino nelle loro prediche del venerdì di argomenti che non hanno nulla a che fare con l'attentato. Il loro ruolo è quello di combattere l'odio e l'integralismo religioso. Parlino, si facciano sentire".

 

Islam della vita contro quello della morte

L'Iman di Nimes è uno di quelli che, nelle prediche, non le ha mai mandate a dire.

 

«La religione - aveva detto nei mesi scorsi, secondo quanto riportato da Asia news - oggi è un grande problema. Fra sciiti, sunniti, salafiti, Fratelli musulmani, l’islam politico e il jihadismo, decine di migliaia di giovani musulmani non trovano più la razionalità e la capacità di adattarsi ai tempi moderni. L’islam politico ha trasformato l’islam della vita e della speranza in un’ideologia di morte e di attentati nel nome del jihad ».

Parole importante dette nel deserto. L'Imam di Nimes ha sentito il vuoto intorno, in questa battaglia. Trovando conferma che i silenzi ambigui su attentati e radicalismo sono una grande questione interna all'Islam. Morte, dolore e sangue non lasciano più spazio a vie di mezzo. E l'occidente rischia una radicalizzazione nell'intolleranza speculare a quella dell'Islam estremista.

Moschee come case di vetro

Per costruire il dialogo occorre coraggio, da entrambe le parti. Non più parole di circostanza - come le condanne di rito delle varie rappresentanze - ma una militanza vera sui temi della pace, sulla fatica del dialogo, una parola forte. Infine, una collaborazione - questo forse il nodo - anche investigative per fare delle moschee, dei luoghi, del culto, case di vetro, di umanità, di pace. Il cammino è lungo ma la strada o è quella che indica l'Imam di Nimes o è cieca come l'odio.