Tutti i misteri dell'elicottero della finanza abbattuto con un lanciarazzi. E quel legame con la morte di Ilaria Alpi

Il Brigadiere Sedda e il Maressciallo Deriu

La sera del 2 marzo del 1994, un elicottero della Guardia di finanza con due uomini a bordo sta sorvolando i cieli del sud est della Sardegna. Ha già passato il promontorio di Capo Ferrato, scollinando da Punta Moitzus e Bruncu Comidai dal massiccio dei Sette Fratelli e prosegue in direzione Feraxi quando, misteriosamente, svanisce nel cielo illuminato a giorno dalla luna piena. A bordo ci sono due uomini in divisa: il maresciallo Gianfranco Deriu, 41 anni, di Cuglieri, e il brigadiere Fabrizio Sedda, 28 anni, di Ottana. I loro corpi non verranno mai più ritrovati. Del velivolo, nome in codice “Volpe 132”, il mare restituirà soltanto qualche pezzo di lamiera.

Nonostante quella sera splendesse la luna, quella che è stata ribattezzata l'Ustica sarda è una vicenda cupa, avvolta da una spessa cappa di mistero da più di vent’anni. Una coltre resa impenetrabile da tentativi di depistaggio, omertà, silenzi e perfino da una richiesta fatta alla presidenza del Consiglio dei ministri di seppellire con il segreto di Stato la relazione della Commissione militare sulla sparizione dell’elicottero. 

Oggi, alla luce di alcune casuali intercettazioni telefoniche, da cui emerge che qualcuno probabilmente sapeva, e ancora oggi sa tutto, dopo ventidue anni dalla tragedia c’è da aspettarsi un’evoluzione delle indagini. Perché sul tavolo sono ormai tantissimi gli elementi che, messi insieme, possono portare a scoprire chi e soprattutto perché decise, quella notte, di uccidere due ufficiali e far sparire ogni traccia.

Sono molte le domande a cui si dovrà dare risposta. Tre le più impellenti.

La prima. Perché la sera del 2 marzo '94 i radar erano tutti ciechi, come nella tragica notte di Ustica? Solo quello di Monte Codi, nel Poligono del Salto di Quirra - il poligono militare più grande d'Europa - era in funzione, ma la registrazione si interrompe alle 19,14. Guarda caso, proprio un minuto prima del blackout delle comunicazioni di Volpe 132. Saperlo aiuterebbe a capire che fine ha fatto l’elicottero scomparso, visto che agli atti, ufficialmente, la vicenda viene ancora archiviata come “un incidente”.

La seconda. Cosa cercavano quella notte i due finanzieri? E’ solo una coincidenza la presenza della misteriosa nave porta container, ormeggiata nella rada di Feraxi proprio la sera del 2 marzo 1994? I militari e la Finanza ne smentiscono categoricamente la presenza, ma tre dei quattro testimoni oculari sul posto quel giorno ne parlano e la descrivono dettagliatamente. Arrivano addirittura a riconoscerla nel mercantile Lucina. Quattro mesi dopo, il 7 luglio 1994, la Lucina sarà teatro di un orribile massacro dell'equipaggio nel porto algerino di Djendjen. Per la giustizia algerina, opera dei terroristi del Gia. La nave era davvero presente quella notte? E se sì, che cosa trasportava?

La terza. Perché il fascicolo sulla sparizione di Volpe 132 venne acquisito agli atti della Commissione parlamentare d'inchiesta sulla morte dei giornalisti della Rai Ilaria Alpi e Milan Hrovatin, che indagavano su un traffico di armi e scorie nucleari tra Europa e Africa? I due reporter, è noto, morirono in circostanze da chiarire pochi giorni dopo, il 20 marzo 1994, a Mogadiscio.

Sono domande che da ventidue anni attendono una risposta.