Fondazioni e trasparenza, il nodo cruciale delle associazioni politiche

Raffaele Cantone, pres. Autorità Anticorruzione

Sono 102 i think tank, fondazioni e associazioni politiche, censiti dal 1950 ad oggi. Di questi 54 sono centri di aggregazione politica, 33 centri di formazione politica e ricerca accademica e 15 organizzazioni di policy making su specifiche materie. Questi i dati raccolti nel MiniDossier “Cogito ergo sum” dell’Associazione Open Polis. Da cui si evince come a partire dagli anni 2000 il bacino delle strutture analizzate si è notevolmente ampliato.

CENTRI DI AGGREGAZIONE. Secondo quanto si legge nel dossier, le strutture, pur avendo un collegamento con la politica (presenza più o meno numerosa di politici negli organi dirigenziali, collegamento a partiti nazionali, appartenenza a network europei), non tutte svolgono la medesima attività. Infatti, 54 dei 102 think tank “nascono come centri di aggregazione politica, con l’intento quindi di essere o una componente all’interno di un partito o il luogo in cui certi ideali politici vengono coltivati e discussi”; 33 sono, invece,  “organizzazioni che mirano a diventare centri di formazione politica e ricerca accademica”; 15 sono, infine, le “entità che hanno come obiettivo quello di svolgere attività di policy making su specifiche materie”.

POLITICA E NON SOLO. Dati alla mano, ben 17 delle 22 strutture nate tra il 1950 e il 1999 rientrano nella categoria delle organizzazioni che mirano a diventare centri di formazione politica e ricerca accademica. Tuttavia, nei diciassette anni successivi, quest’ultima categoria è retrocessa in seconda posizione lasciando il podio ai centri di aggregazione politica. Tra il 1999 e il 2017, infatti, sono nate 86 organizzazioni. Di queste 54 sono centri di aggregazione politica, 18 centri di formazione e 14 si occupano di policy making tematico.

GLI ANNI DEL BOOM. E’ con la crisi dei partiti -dopo Tangentopoli e i referendum elettorali degli inizi degli anni Novanta- che ha praticamente portato all’estinzione di quasi tutte le forze politiche che avevano animato la prima Repubblica, che le fondazioni hanno tuttavia conosciuto il loro grande successo. Un numero crescente di politici, di destra, sinistra e centro, hanno infatti iniziato a dare vita a questi organismi attraverso i quali hanno moltiplicato le attività collaterali, con riviste, convegni ed altre iniziative. Alcuni di questi think tank sono diventati soggetti politici e culturali molto importanti. Come Italianieuropei, per esempio, fondata da Massimo D’Alema e che nelle proprie file conta o ha contato la presenza di personaggi importanti come Giuliano Amato, Pier Carlo Padoan, Ignazio Marino e altri. O come Fare futuro e tante altre ancora. Organismi oltretutto capaci di raccogliere, insieme ad adesioni illustri, anche contributi economici molto importanti.

ARRIVA CANTONE. E’ proprio a partire da questo fronte e da quello relativo alle attività più o meno scoperte di lobbing che queste fondazioni hanno praticato negli ultimi anni che sono fiorite le polemiche. Tutte mirate al tema della trasparenza e puntualmente destinate a riproporsi in occasioni di scandali e inchieste giudiziare. Una questione aperta che ha attirato l’attenzione persino di Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione. Che, senza mezzi termini, ha ripetutamente sottolineato come “servono regole per le lobby, le fondazioni e associazioni politiche”. Un vuoto che va assolutamente colmato: “Serve una legge seria”, ha aggiunto il capo dell’Anticorruzione, “perché fondazioni e associazioni politiche hanno bisogno di trasparenza in entrata e in uscita”.