Emergenza obesità: in Parlamento una mozione - appello per Renzi

Una nuova legge per definire l’obesità come malattia cronica: per stabilire il ruolo degli specialisti impegnati nella cura della patologia, per disciplinare le cure e le relative modalità di rimborso per gli assistiti. Eccole le novità che spuntano in una mozione presentata a Palazzo Madama dalla senatrice Laura Bianconi di Alleanza Popolare e sottoscritta da un numeroso gruppo di colleghi. Che verrà discussa in questi giorni e che vuole impegnare il governo in una grande offensiva contro un fenomeno che colpisce un numero sempre più rilevante di cittadini con costi notevoli per la finanza pubblica.   

EMERGENZA PUBBLICA. La gravità del fenomeno viene fuori sin dalle prime righe della mozione della Bianconi. L'obesità rappresenta ormai un “problema rilevantissimo di salute pubblica e di spesa per i sistemi sanitari nazionali, spesa che diverrà insostenibile se non vengono adottate politiche di prevenzione adeguate, non disgiunte da programmi di gestione della malattia in grado di affrontare il fardello delle comorbidità, ciò ad intendere la situazione nella quale si verifica in uno stesso soggetto una sovrapposizione e influenza reciproca di più patologie, in questo caso connesse all'obesità (diabete, ipertensione, dislipidemia, malattie cardio e cerebrovascolari, tumori, disabilità)”.

PATOLOGIA IN NUMERI. Inquietanti anche i numeri riportati nel documento. Secondo le stime più recenti, in Italia vi sono circa 21 milioni di soggetti in sovrappeso, mentre il numero degli obesi è di circa 6 milioni, con un incremento percentuale di circa il 10 per cento rispetto al 2001. L'incremento dell'obesità si registra soprattutto nella popolazione maschile, “in particolare nei giovani adulti di 25-44 anni e tra gli anziani; sovrappeso ed obesità affliggono principalmente le categorie sociali svantaggiate che hanno minor reddito e istruzione, oltre a maggiori difficoltà di accesso alle cure”. Ancora, l'obesità “riflette e si accompagna dunque alle disuguaglianze, innestandosi in un vero e proprio circolo vizioso che coinvolge gli individui che vivono in condizioni disagiate, i quali devono far fronte a limitazioni strutturali, sociali, organizzative e finanziarie che rendono difficile compiere scelte adeguate relativamente alla propria dieta e all'attività fisica”. Interessanti pure i dati che illustrano l’incidenza della patologia secondo i gradi di istruzione. Tra gli adulti con un titolo di studio medio-alto “la percentuale degli obesi si attesta intorno al 5 per cento (per le persone laureate è pari al 4,6 per cento, per i diplomati è del 5,8 per cento), mentre triplica tra le persone che hanno conseguito al massimo la licenza elementare (15,8 per cento)”.

GRASSO RISCHIATUTTO. La mozione passa poi ad esaminare i rischi ulteriori per la salute derivanti dalla obesità. Innanzitutto, c’è la preoccupazione per la correlazione fra eccesso di peso e malattie cardiovascolari, “come ad esempio il diabete tipo 2, in genere preceduto dalle varie componenti della sindrome metabolica (ipertensione arteriosa e dislipidemia aterogena), con progressione di aterosclerosi e aumentato rischio di eventi cardio e cerebrovascolari”.

Basta guardare ai dati per rendersi conto della dimensione del problema. In chi pesa il 20 per cento in più del proprio peso ideale, infatti, “aumenta del 25 per cento il rischio di morire di infarto e del 10 per cento di morire di ictus rispetto alla popolazione normopeso, mentre, se il peso supera del 40 per cento quello consigliato, il rischio di morte per qualsiasi causa aumenta di oltre il 50 per cento, per ischemia cerebrale del 75 per cento e per infarto miocardico del 70 per cento; alla luce di queste condizioni, anche la mortalità per diabete aumenta del 400 per cento”. Altrettanto preoccupante è l’incidenza dell’obesità sui rischi di tumori. Anche qui i dati sono emblematici. “Per ogni 5 punti in più di indice di massa corporea (BMI), il rischio di tumore esofageo negli uomini aumenta del 52 per cento e quello di tumore al colon del 24 per cento, mentre nelle donne il rischio di tumore endometriale e di quello alla colecisti aumenta del 59 per cento e quello di tumore al seno, nella fase post menopausa, del 12 per cento”. L'eccesso di peso, infine, “è anche responsabile di patologie non letali ma altamente disabilitanti e costose in termini di accesso alle cure, come ad esempio l'osteoartrosi”.

PATOLOGIA MILIARDARIA. Una valanga di problemi, dunque. Con un notevole impatto economico, che la mozione pone in evidenza mettendo in luce i costi della malattia non solo a livello nazionale ma anche europeo e mondiale. In Italia uno studio condotto dalla Regione Toscana (progetto SiSSI) rivela come “l'eccesso di peso sia responsabile del 4 per cento della spesa sanitaria nazionale, per un totale di circa 4,5 miliardi di euro nel 2012.” Per quanto riguarda l’eurozona, la Carta europea sull'azione di contrasto all'obesità evidenzia come “l'obesità e il sovrappeso negli adulti comportano costi diretti (ospedalizzazioni e cure mediche) che arrivano a rappresentare fino all'8 per cento della spesa sanitaria nella regione europea; tali patologie, inoltre, sono responsabili anche di costi indiretti, conseguenti alla perdita di vite umane, e di produttività e guadagni correlati, valutabili in almeno il doppio dei citati costi diretti”.  A livello mondiale, invece, “l'obesità è oggi responsabile di un costo complessivo pari a circa 2000 miliardi di dollari, che corrisponde al 2,8 per cento del prodotto interno lordo globale. L'impatto economico dell'obesità, in altre parole, è sovrapponibile a quello del fumo di sigaretta e a quello di tutte le guerre, atti di violenza armata e di terrorismo”.

IN NOME DELLA LEGGE. Questi i dati e il contenuto della mozione. Che, davanti alla gravità del fenomeno, si rivolge al governo Renzi chiedendo un impegno adeguato sul tema. A cominciare dal varo di una apposita legge. Per fare cosa? Innanzitutto, per “ adoperarsi in via normativa, affinché, nell'ordinamento, sia inclusa una definizione di obesità come malattia cronica, caratterizzata dagli elevati costi economici e sociali”. Ancora: “Una definizione del ruolo degli specialisti che si occupano di tale patologia e una definizione delle prestazioni di cura e delle modalità per il rimborso delle stesse”, magari sulla scorta (Medicare) di quanto adottato negli Stati Uniti. Ancora: rafforzare “la rete assistenziale sul modello della legge n. 115 del 1987, a suo tempo adottata per il contrasto al diabete”. Infine, prevedere una “più stringente implementazione del patto nazionale della prevenzione 2014-2018, relativamente alle politiche di contrasto all'obesità”.