Grillo in Europa rilancia l'immagine Italia: non dateci soldi perché siamo mafiosi

A Strasburgo, in occasione dell'apertura dell'ottava legislatura del nuovo (nuovo? Con Schulz e Juncker?) parlamento europeo, l'Italia manda in onda – nella versione firmata Grillo – il solito copione. Essì che ha fatto interi tour/ show/campagne elettorali urlando, spesso a ragione, contro l'Europa elefantiaca e inutile e castrante, quella dei burocrati e delle banche e dei rappresentanti strapagati e pieni di privilegi.

Prende la parola e cosa dice? “Non date soldi all'Italia perché finiscono in mano alla mafia, alla camorra e alla 'ndrangheta”. Accidenti! Che amor patrio e che posizione antieuropea! Arriva quello nuovo, il rivoluzionario che le canta chiare e che dovrebbe dar fastidio ai soliti noti e ribadisce che quello che pensano, attraverso le copertine dei magazine, nelle chiacchiere e nelle percezioni i tedeschi e non solo (cioè italiani mafia, spaghetti e mandolino) è vero, ieri come oggi. Sono questi sono i nostri rappresentanti nella compagine degli euroscettici a Strasburgo?

“Italiani mafiosi, pizza, mantolino e paffi neri” si diceva nelle commedie anni '70/’80 nella parodia del tedesco. Ma si faceva per ridere, per prenderci e prendere bellamente in giro la fiera dei luoghi comuni. Vabbé che Grillo viene dalla nobile arte del far ridere ma oggi che si candida a essere altro dovrebbe evitare di fare ancora confusione. Anche perché, tra l'altro, sono battute vecchie su stereotipi vecchi. Che non fanno ridere. Chi si aspettava una presa di posizione almeno originale, magari tosta e determinata, dopo tutte le chiacchiere, deve sentirsi roba tipo la vecchia barzelletta “C'era un inglese, un tedesco e un italiano...”?

Tutto qua? Peggio persino dei vecchi parrucconi mandati a Strasburgo dai vecchi partiti-muffa, gli stessi che compravano intere pagine di giornali inglesi per sputtanare gli avversari politici e così ridicolizzarci tutti.

Si dirà: è stata una provocazione. Bene, deve essere dello stesso tipo di quella sui lager, dell'eutanasia di Dudù e altre amenità che, come è noto, fanno guadagnare voti e credibilità. Ha anche detto uno scontatissimo “L’Europa è finita”. Può essere, ma se lo sarà il merito non è dei suoi slogan di piazza ripetuti come un mantra.

Farage e gli uomini dell’UKIP, al quale il M5s sembra vicino, hanno fatto ben altro. Quando è suonato l'Inno alla Gioia di Beethoven, hanno girato le spalle. Dicendo così molto più di qualsiasi fiume di parole su Europa, parlamenti, burocrati, monete e mercati e politiche europee. Detto icasticamente hanno mostrato gli attributi. Così si fa.

Gli uomini del M5s non solo non si sono uniti ma hanno invece, purtroppo, mostrato non di essere la nuova Italia ma quella vecchia. Mai una posizione netta, verbosi (per l’inno: “Lo ha usato Hitler e lo ha usato Mao... lo hanno usato i più grandi dittatori, i più grandi killer della storia»), tentennanti, cerchiobottisti, incoerenti e dotati di un curioso e insano autolesionismo. Poi ci lamentiamo se, tanto per dirne una, in Europa se ne fregano di sbarchi, di morti e di immigrati. “Con foi italiani non essere mai sikuri di niente...” si diceva in un film di Fantozzi. Ecco, appunto, Grillo a Strasburgo poteva non dico ruggire - troppa grazia - ma neanche limitarsi a frinire. Sarà colpa del cognome.