La comunicazione politica ai tempi del WEB: tra tweet e pizzini

La comunicazione politica ai tempi del WEB. Si twitta di continuo, in tempo reale (dal cinguettìo fin dall’interno del Quirinale a quello recentissimo in stile derby Politica 1-Disfattismo 0) e i 140 caratteri hanno sostituito analisi, valutazioni, considerazioni, commenti più articolati. Dalla prolissità verbosa e incomprensibile della prima repubblica alla sintesi estrema e sloganistica della seconda Repubblica anzi, della Repubblica 2.0.

I giornalisti non leggono più veline e comunicati stampa ma inseguono i blog, Twitter, Facebook, buttando un occhio anche a Instagram ché non si sa mai ci scappi un selfie onorevole. Basta un hashtag per lanciare un progetto e/o dettare una linea e con una manciata di click si viene cacciati da una compagine politica, previa collezione di insulti digitali. La cosa suona un po’ come “ti tolgo l’amicizia su Facebook”, con il feedback per i venditori di Ebay o i “mi piace” o “non mi piace” dei social. Ma pazienza. E’ la democrazia bellezza. Quella diretta. Forse.

Una deriva giovanilistica che ha pervaso tutti, nel tempo in cui la cosa più odiata è, appunto, il tempo. Quello che passa e che pervicacemente si nega. Accanto però a PC, smartphone, tablet, note e netbook che consentono questo moderno esercizio non si è perso, anzi si è persino recuperato, il caro vecchio pizzino. I bigliettini insomma.  Come a scuola, quando si era giovani sul serio. Si passava di nascosto la traduzione di una frase ostica della versione latina, si facevano commentacci su quella del primo banco o alla stessa si dichiarava amore eterno.

Renzi biglietta (si perdoni il neologismo) con Di Maio e anche tra deputati e senatori è un bel scambiare di messaggi scritti alla vecchia maniera, accantonando romanticamente per un po’  SMS e WhatsApp. Non fosse troppo faticoso  e scomodo – e illegale, ma questo tutto considerato per taluni non è manco un grandissimo ostacolo – si potrebbero ipotizzare anche altre forme di comunicazione, sintetiche, molto visibili ed efficaci e altrettanto moderne. Le scritte sui muri per esempio. O, per una diffusione nazionale che funzionerebbe meglio degli annunci a reti unificate, quelle sui vagoni ferroviari.

A quando “Abbiamo la kopertura x l’IRPEF by Matteo”  sul muro di Montecitorio o sul diretto Roma-Milano?