Con tante scuse o senza: levatevi di torno. Una lettera aperta ai politici

Scusatevi e poi levatevi di torno. Fatelo, con un guizzo di umiltà e al contempo di dignità se di quest’ultima serbate almeno memoria. Cosa non facile per chi si fa rimborsare gli scontrini dei cessi e mutande ma almeno provateci. Fatelo per il paese e per voi stessi. Evitatevi l’onta di essere, di fatto, cacciati nel disprezzo generale. Quello che sta succedendo da qualche mese (ricordate i prodromici accampamenti a Porta Pia?) potrebbe continuare e rompere gli argini. Come è noto quando il fiume esonda l’allagamento non è fatto di acqua pulita. Vien su di tutto, compresa roba zozza e maleodorante. Può anche darsi che il movimento dei Forconi finisca oggi ma il malumore no. E che si ripresenti, persino incancrenito, dopo. E allora – temo – non basteranno le auto blu, i sorrisetti di sufficienza,  la spocchia e il cipiglio fiero da salotto TV.

C’è il rischio che non basteranno neppure i cordoni dei poliziotti e quel levar di caschi di fronte ai manifestanti dovrebbe far riflettere. Per cui, davvero, scusatevi e levatevi di torno. Se si arrivasse alle brutte cosa farete? Ammesso che troviate un novello Bava Beccaris, manderete l’esercito per strada? Farete sparare sulla folla? O arrestare tutti? Ci sarà un roteare di manganelli sui pensionati? Perciò levatevi di torno. Fatelo senza i distinguo insolenti da talk show (“Io ci sono da 6 mesi”, “Non bisogna generalizzare”, “E’ colpa di quelli che c’erano prima”, “Oggi siamo l’opposizione”). Non servono. Quando la rabbia tracima – come l’acqua di prima – non opera distinzioni. Ovvio che chi ha la pancia piena non capisce l’affamato, però buttate un occhio fuori dalla finestra. Almeno ora.

Non minimizzate, non svilite, non colpevolizzate, non minacciate, non sbertucciate quelli della protesta. Meglio di no, valutando a spanne l’esasperazione che c’è in giro. Meglio levare il disturbo. Questa non è una protesta generica contro il sistema, contro la globalizzazione, contro questo o quello, contro i colori avversari. Non ci sono bandiere con sotto delle persone e se ci sono sono tricolore, ma piuttosto ecco persone che non ne possono più di promesse, di ritardi, di rimandi, di colpevole incapacità a fronte di vergognosi privilegi. E’ finito il tempo delle meline, di fumose narrazioni, di ipotesi, di scaramucce più o meno finte, di verbi coniugati solo al condizionale o al futuro. E’ finita. Se non è finita oggi – la storia ha i suoi tempi - sarà finita domani. Per cui, all’inconcludenza non aggiungete la stupidità: nell’interesse di tutti toglietevi di torno scusandovi.

Ma va bene anche una fuga all’inglese, peraltro coerente con uno stile che già conosciamo.