La strage di Firenze figlia della politica razzista e xenofoba dell' ex governo B. a trazione leghista

di Pierluigi Zanata

All’interno del mercato di Piazza Dalmazia, a Firenze, un uomo armato di una pistola 357 magnum ha aperto il fuoco contro venditori ambulanti senegalesi. Due morti ed un ferito. Pochi minuti dopo, si è spostato al mercato di San Lorenzo, vicino al duomo e ha ferito altri due ragazzi senegalesi. I due senegalesi uccisi al mercato di Piazza Dalmazia si chiamavano Samb Modou, 40 anni, e Diop Mor, 54 anni. Mentre, Moustapha Dieng di 37 anni, è stato ricoverato in prognosi riservata all’ospedale di Careggi a causa di colpi al torace e all’addome. Gli altri feriti sono: Sougou Mor (in condizioni gravissime), di 32 anni, e Mbenghe Cheike di 42 anni.


Il folle è Gianluca Casseri, 50 anni, descritto come un tipo solitario, vicino agli ambienti di Casa Pound. Casseri era di Pistoia e solo da qualche settimana si era trasferito a Firenze, in diverse occasioni ha partecipato a manifestazioni di estrema destra ed era un seguace del nazifascismo. Su internet diversi gli attestati di stima a Casseri che ha sistemato gli “invasori”. “E’ dei nostri“, “E’ un eroe”, scrivono sui forum i neonazisti italiani. Per molti la parola d’ordine è “siamo solo all’inizio”. Da facebook al più piccolo forum di estrema destra c’è più di qualche commento positivo su Casseri.


Il 21 marzo scorso Human Rights Watch lanciava un grido d’allarme:”L’Italia fa poco contro violenza xenofoba». Secondo l’agenzia dei diritti umani, il governo italiano non prende le giuste misure atte a prevenire e perseguire la violenza razzista e xenofoba dilagante nel paese. L’ episodio di Firenze non può farci dimenticare  la folle violenza di Torino contro un Campo Rom per una denuncia da parte di una sedicenne di uno stupro mai avvenuto, gli spari, il 13 Agosto scorso a Casal di Principe, contro un bus di immigrati e due ragazzi restarono feriti, e la strage del 2008 di San Gennaro a Castelvolturno, ordinata dal boss Giuseppe Setola che causò sei morti tra gli africani.


Questa e’ un’ Italia frutto della politica di divisione della Lega xenofoba. Che miseria umana questa  Italia senza piu’ solidarieta’, che mette gli ultimi contro i penultimi, crea tensioni e paura, che non tiene conto delle difficolta’ generali in cui vivono tutte le famiglie, italiane e straniere, che non spiega il valore della solidarieta’ e convivenza.


Il sociologo, Zygmunt Bauman, afferma che le comunita’ non sono altro che una ‘’somma di diaspore’’. Il ‘’traffico’’ umano, afferma, ‘’scorre in entrambe le direzioni; le frontiere vengono attraversate in un senso e nell’ altro, con l’ eccezione di una manciata residua di enclaves totalitarie che ancora ricorrono ad anacronistiche tecniche in stile Panopticon, pensate piu’ per trattenere i detenuti (i sudditi dello Stato) dentro le mura (i confini dello Stato) che per tenere fuori gli stranieri’’.


‘’In ogni paese – scrive – la popolazione e’ una somma di diaspore. Ogni citta’ di una certa dimensione e’ oggi un aggregato di differenze etniche, religiose e di stile di vita’’. Bauman sostiene che e’ necessaria la nuova esperienza di coabitazione umana sempre piu’, e probabilmente definitivamente variegata, la vaghezza della separazione tra interno e esterno, la pratica quotidiana di mescolarsi e stare gomito a gomito con la differenza.


Se siamo arrivati a questo punto è perché il governo Berlusconi, a trazione xenofoba leghista, nei confronti dei profughi che cercano di raggiungere il nostro Paese e poi andare in altri stati europei ha applicato norme razziste. L’ ex premier occulto, ma non tanto, il leader della Lega Nord, Umberto Bossi, nell’ affrontare il problema, ribadiva i concetti già espressi più volte dal ministro dell'Interno Roberto Maroni. Ma lo faceva e lo fa alla sua maniera: "Immigrati? Föra da i ball". L’ ex  sottosegretario Roberto Castelli, che e’ stato uno dei peggiori ministri della Giustizia, avrebbe voluto  usare le armi, pero’: ‘’non possiamo sparare ai migranti, almeno per ora…’’


Per non essere da meno al collega italiano Roberto Castelli, che vuole sparare sui  profughi, l'eurodeoputato leghista Francesco Speroni ha imbracciato, sempre contro i migranti, i mitra!. Forse le dichiarazioni dei dirigenti leghisti sono solo frasi sparate a vanvera, e forse Maroni, Bossi, Castelli, Speroni, Borghezio…fanno a chi la spara, e' il caso di dirlo, piu' grossa, ma poi trovano un Casseri che le mette in atto.


Si dovrebbe considerare che oggi viviamo in una societa’ piu’ aperta e mobile, ‘’liquida’’ l’ ha definita il sociologo Zygmunt Bauman, nella quale i contatti tra popolazioni differenti sono piu’ facili e costantemente in crescita, soprattutto ora alla luce di quanto accaduto nei paesi nordafricani. E’ una situazione che produce conseguenze contradditorie. Accanto all’ apertura e alla disponibilita’, si manifesta anche l’ esasperazione dell’ inquietudine che alimenta il rifiuto degli altri. 


Al contrario, ha scritto il sociologo francese Alain Touraine la coscienza della propria identita’ si accresce nel dialogo con l’ altro da se’, altrimenti si favorisce la dinamica del capro espiatorio. Si deve invece resistere al discorso dominante che utilizza  il tema della sicurezza per giustificare, forse, un discorso xenofobo.


Le uniche politiche sull’ immigrazione del governo italiano sono state e sono ancora (mi auguro che il ministro Andrea Riccardi ora cambi le cose) il ‘’pugno di ferro’’, quello che dovrebbe essere usato contro la criminalita’ mafiosa quelle di  mettere sotto chiave i ‘’diversi’’, neri, nomadi.


Fino ad oggi la politica italiana sul tema immigrazione e’ stata quella di costruire una societa’ chiusa, controllata da un esercito di guardiani armati, per impedire l’ ingresso nelle enclave del potere. Questa mancanza di scelta in un mondo pieno di persone libere di scegliere e’ una situazione insopportabile e squallida ed e’ come vivere in una prigione.


L' Italia in cui vogliamo vivere e' quella in cui  c'e' reciproca ospitalita',  non ci sia intolleranza, si rispettino le regole, si pensi a combattere la poverta', la disoccupazione, soprattutto quella giovanile, e si aiutino i deboli e gli emarginati. Un paese dove si dovra' sentire passione, si dovra' agire con senso di responsabilita', si dovra' affrontare  la prova e la sfida con  lungimiranza.


 




16 dicembre 2011
 
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