Crisi economica e dramma povertà: questo governo non sta facendo nulla

di Pierluigi Zanata

Debito pubblico ai massimi (a maggio, il nuovo record di 1897,472 miliardi, 31 mila euro ogni abitante),  crescita "a ritmi moderati" del paese nel biennio 2011-2012 (Pil +1% nel 2011 e +1,1 nel 2012), incertezza generale per l'economia anche a causa delle fibrillazioni internazionali, inflazione che ha raggiunto il 2,7 % a giugno ma che dovrebbe calare a fine anno al 2 %, tasso di disoccupazione lievemente in calo ma sempre più orientato sui giovani: sono questi i dati salienti dell'ultimo supplemento al bollettino statistico sulla finanza pubblica della Banca d'Italia.


Sono 8 milioni e 272mila le persone povere in Italia, il 13,8% dell'intera popolazione. E' quanto fa sapere l'Istat, aggiungendo che nel 2010 le famiglie in condizione di povertà relativa sono 2 milioni e 734 mila, l'11% delle famiglie residenti. L'Istituto spiega che si tratta di quelle famiglie che sono cadute al di sotto della linea di povertà relativa, che per un nucleo di due componenti è pari ad una spesa mensile di 992,46 euro. Nel complesso, il 18,6% dei nuclei familiari italiani sono poveri (11%) o quasi poveri (7,6%). Il dato che più fa paura è quello che riguarda le famiglie che risultano in condizioni di povertà assoluta: sono un milione e 156mila, il 4,6% di quelle residenti nel paese, per un totale di 3 milioni e 129mila persone, il 5,2% della popolazione.


(Ansa per i dati povertà)


 La povertà in Italia è tuttora un nodo irrisolto e rischia di venire percepito dalla sensibilità comune come una delle negatività fisiologiche e irrisolvibili della compagine sociale, per le quali non vale la pena di impegnarsi più di tanto. Le proporzioni del fenomeno, come ben evidenziato dal rapporto Istat,  vanno ben oltre le disfunzioni tollerabili in un paese classificato tra i più ricchi. Inoltre è doveroso ricordare che la sua permanenza è in contrasto con il dettato costituzionale che impegna la Repubblica a garantire a tutti i cittadini pari dignità e uguaglianza”..e a rimuovere gli ostacoli, di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana el’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e socialedel Paese”(a.3).


La crisi continua in maniera grave e pervasiva mentre la ripresa stenta e si conferma fallimentare l'azione del governo. In questa situazione il conto più salato lo stanno pagando i giovani, le famiglie, veri ammortizzatori sociali. La manovra finanziaria approvata oggi non risolve la gravità della crisi, non c’è alcun atto concreto, solo tagli da macelleria sociale, i quali faranno crescere ancor più i poveri. Nessun intervento per risolvere la situazione di grave stagnazione del paese. I fatti certamente più allarmanti, oltre alla crescita dell'inflazione, del debito pubblico, sono  la disoccupazione, soprattutto giovanile, e la povertà che continuano ad aumentare e che dovrebbero costituire la preoccupazione prioritaria di un esecutivo che invece se ne disinteressa. Si avverte più che in passato l’esigenza di un piano organico di contrasto alla povertà e di prevenzione, che coinvolga le varie politiche del lavoro, della formazione professionale, della casa, del fisco,della sanità, dell’assistenza. Questo obiettivo finora è stato trascurato.


Il lavoro e lo sviluppo si creano con riforme profonde e riuscendo ad essere competitivi in un mondo che si è globalizzato e dove anche la domanda di lavoro è di qualità nettamente superiore a prima, ma bisogna fare presto e dare regole di legalità.  Lo Stato, il Governo,  hanno la responsabilità - insieme a molte altre componenti, insieme a tutta la pubblica amministrazione, insieme all'intera comunità -,  di dover creare i presupposti affinché l'economia possa crescere e possa svilupparsi, e possa crescere l'offerta di lavoro. Lo Stato quindi deve, innanzitutto, eliminare i limiti dello sviluppo e creare i presupposti, e avere un progetto, avere un piano, un modello di sviluppo che intende perseguire. Allora, io mi chiedo se questo lo sta facendo. Io credo di no.  Anzi, è il modello con cui i partiti della maggioranza si sono presentati alle elezioni che si è dimostrato inefficiente. E' il modello di sviluppo che sta continuando a portare avanti, in maniera consistente, che dice che in un mondo in cui i mercati ormai si sono globalizzati, in cui le frontiere si sono aperte, in cui i livelli di competizione sono aumentati, non è adatto  per mantenere il livello di benessere già raggiunto e possibilmente continuarlo ad aumentare.


I dati dimostrano che ancora molto si deve fare, se non si vogliono tradire le attese dei giovani e delle loro famiglie, l' unico vero ''ammortizzatore sociale'' in grado di impedire atti estremi. Questo governo non ha ancora messo in atto un’iniziativa che abbia soddisfatto le aspettative di chi lo ha votato, o sorprendere positivamente chi non lo ha votato. Il governo se volesse veramente risolvere il problema della crisi economica e della disoccupazione  dovrebbe disporsi a fare sforzi per adeguarsi ai parametri internazionali della ''Ricerca e Sviluppo'' (R&S).  Nella R&S si celebra, come afferma il sociologo Luciano Gallino, il connubio indissolubile tra scienza e tecnologia, che il termine tecnoscienza da tempo designa. Nelle societa' industriali avanzate, la R&S e' semplicemente una delle piu' efficaci job machine che si conoscano. Purtroppo in Italia la R&S e' una job machine i cui parametri sono largamente al di sotto di quelli degli altri paesi industrializzati, europei e non. In termini di percentuale sul Pil, in Italia, i parametri della R&S oscillano tra un quarto e la metà degli altri Paesi. Il rischio è che  il Paese, i giovani della generazione senza futuro, e tutti gli altri a seguire come un effetto domino cadranno in un baratro, per risalire dal quale saranno necessari decenni.


Alcune soluzioni sono indicate in questi articoli pubblicati da Lavoce.info.


PER UN PIANO NAZIONALE CONTRO LA POVERTÀ


di Cristiano Gori (http://www.lavoce.info/articoli/-poverta/pagina1002177.html )


LA POVERTÀ IN ITALIA: UN PROBLEMA DEL SUD


di Nerina Dirindin (http://www.lavoce.info/articoli/-poverta/pagina1002344.html)


 Berlusconi, Tremonti, i ministri economici del Governo avranno l’ umiltà di leggerli?




19 luglio 2011
 
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