La Lega aveva tuonato: "Fatti in tempi certi o stacchiamo la spina". Tutto sepolto alle sorgenti del Po?

di Pierluigi Zanata

Si va al voto. Prepariamoci per le elezioni anticipate. Il governo Berlusconi ha ormai le ore contate. Questo se la Lega fosse di parola. ‘’Approvazione da parte del Consiglio dei Ministri della Riforma Costituzionale (dimezzamento numero parlamentari, Senato Federale) e sua approvazione definitiva da parte del Parlamento entro 15 mesi’’; ‘’Approvazione da parte del Cdm del decreto legge sulle missioni militari con riduzione dei contingenti impegnati all’estero’’. Così la Lega,  che nel frattempo, aveva dimenticato la richiesta di trasferire due ministeri al Nord,  tuonava a Pontida.


Impegni che il Governo Berlusconi doveva realizzare entro due settimane. Passate. Altrimenti  ‘’stacchiamo la spina’’, aveva minacciato Roberto Calderoli, ministro della Semplificazione. Calderoli, un giorno sì e l’ altro pure, urla ‘’stacchiamo la spina’’. Prima o poi il ministro manterrà la promessa: si staccherà la spina …


La Padania, il quotidiano leghista, titolava: "Ultimatum al governo". Per il foglio verde Bossi non aveva offerto  né la terzultima, né la penultima, bensì l'ultima possibilità. "Presentato (nel  volantino ‘’Fatti in tempi certi’’, nda) l'elenco delle cose da fare assolutamente da qui alla fine dell'anno: scadenze certe oppure...". Nell'articolo di fondo, Igor Iezzi,  parlava di diktat : "C'era molta attesa per questa edizione di Pontida. Attesa ben ripagata. Bossi non le ha certo mandate a dire. Anzi. Ha praticamente riscritto l'agenda del Governo, dettato i tempi, messo nero su bianco le scadenze".


Che fine ha fatto il volantino? E le scadenze?  E il diktat? Conservato in un’ ampolla, con le scadenze e il diktat, e sepolto vicino alla sorgente del Po.  Come il sangue di San Gennaro, Bossi lo mostrerà  al  prossimo raduno sul pratone di  Pontida. Ci saranno le scadenze con le date modificate e anche il diktat. Non credo che la minaccia di Calderoli  e il diktat di Bossi saranno mai messi in atto. Maquandomai! Come sempre i leader leghisti parlano con lingua biforcuta. Davanti ai loro fan sputano fuoco e fiamme contro B. e il suo governo, del quale fanno parte occupando poltrone importanti, solo per calmare il mal di pancia dei leghisti stanchi di questo andazzo. Quando sono a Roma i toni sono diversi. Fanno di tutto per tenere la spina attaccata, sono favorevoli all' accanimento terapeutico, tengono in vita il Governo Berlusconi, perché hanno ancora ‘’molta mobilia da portare a casa''.


Il ministro Calderoli e Bossi  sanno bene che la Lega, al Nord, è cresciuta perché ha preteso dall' alleato B. sindaci, presidenti di Regioni, di province e assessori. Sanno benissimo che la Lega, solo salvando B. dalle disavventure giudiziarie, oggi soprattutto legate ai suoi divertimenti, può ancora aumentare i consensi. Le loro rodomontate servono solo per evitare che molti elettori della Lega, così come è avvenuto nelle ultime amministrative lascino il Carroccio e scelgano altri carri. Le dichiarazioni di Calderoli, di Bossi (proposto per la laurea honoris causa in Scienze della comunicazione forse perché fa le corna dopo i comizi, risponde col dito medio alle domande dei giornalisti, fa pernacchie e mima cazzotti),   mi fanno tornare in mente ciò che diceva mia nonna: ''Niente è mai detto o fatto per le buone ragioni''.







07 luglio 2011
 
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