I giochi di prestigio della politica italiana

di Pierluigi Zanata

Come è strana la politica italiana. Ogni tanto sembra di stare davanti a dei prestigiatori. Quelli che fanno apparire e scomparire gli oggetti  con grande destrezza. L’ ultimo esempio è la manovra finanziaria, lacrime e sangue, approvata dal consiglio dei ministri giovedì scorso. I ministri ne approvano una versione e poi oplà ne appare un’ altra. Improvvisamente nonostante 25 milioni di italiani avessero detto di essere stanchi di leggi ad personam, nelle pieghe della manovra c’ è un'altra norma ad personam per il presidente del Consiglio e le sue aziende. Viene infatti deciso lo stop in appello all'esecuzione delle condanne civili che superino i dieci milioni di euro e stop in Cassazione per quelle che vanno oltre i 10 milioni, in cambio di una idonea cauzione. Due modifiche al codice di procedura civile che potrebbero influire anche sull'attesa sentenza d'appello del tribunale civile per il Lodo Mondadori.


Chi è stato il Silvan? Berlusconi e Alfano, i più sospettabili tacciono. Un terzo, Ghedini, nega di essere stato lui: "Mi occupo di penale". I ministri leghisti rifiutano la paternità: maquandomai! Al ministero dell’ economia affermano i maghi non siamo noi, il prestigiatore è da cercare a palazzo Chigi. Tremonti,  per far vedere che non era al corrente dell'inserimento della norma in  Finanziaria annulla improvvisamente la conferenza stampa dei ministri sulla manovra economica.


Per tutto un giorno è sembrata uscita dal capello di un prestigiatore, non molto abile in verità, perché tutti avevavo scoperto il trucco. O una norma autogeneratasi come i girini e i ranocchi di aristoteliana memoria,  partoriti dal fango, provocato dal nubifragio abbattutosi ieri mattina sulla capitale. Intorno alle 18, però, il prestigiatore si è rivelato. Dimostrando una volta di più che il conflitto di interessi non esiste, su carta intestata di Palazzo Chigi il Presidente del Consiglio ha rivendicato la correttezza  della norma, ma avendo preso atto che il cittadino imprenditore Silvio Berlusconi avrebbe potuto rischiare di risparmiare diverse centinaia di milioni di euro per l’affaire Mondadori, a sole 24 ore dall’ esercizio di prestidigitazione  – avvenuto in gran segreto con tutta la Lega  e tre quarti del Pdl totalmente all'oscuro – ha deciso di ritirare l’ennesima legge ad personam, anzi, ad aziendam.


Pressato dagli alleati e dal Il Quirinale che, proprio su questo punto aveva fatto osservazioni, Silvio Berlusconi  decide: il governo ritira la norma cosiddetta pro-Fininvest  contenuta nella Finanziaria, che però il premier reputa "giusta e doverosa in tempo di crisi economica", aggiungendo che la polemica sollevata dalle opposizioni è una "vergognosa montatura". L’ Italia merita un migliore spettacolo. 

06 luglio 2011
 
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