Da Mani pulite alle cricche: sarebbe ora che lo Stato la smettesse di farsi derubare

di Giuseppe Turani

Non so, francamente, se oggi si rubi di più o di meno rispetto a vent’anni fa, ai tempi di Mani Pulite. So che ci sono molte differenze. La prima è che il motore primo della tangente, della mazzetta, era la necessità di finanziare il partito o la corrente. Poi, già che uno si occupava di questa cosa (illegale), cercava di trarre qualche beneficio per se stesso. Allora avevo fatto un conto sui soldi che erano spariti, e il segretario della Dc di quei tempi, Mino Martinazzoli, mi disse: “Guarda che io nelle nostre casse avrò trovato sì e no il cinque per cento di quella somma”.


Insomma, rubavano molto, per il partito (o la corrente), ma anche per se stessi. E, probabilmente, consideravano questi furti come una cosa dovuta: in fondo siamo qui che ci occupiamo della cosa pubblica, lavoriamo per il popolo, ma alla fine non ci ritroviamo con un’aziendina, un capitale, un’attività ben avviata. Alla fine, non avremo niente, se non le nostre pensioncine. Meglio, allora, che mettiamo del fieno in cascina da subito. Così’ si ragionava a quei tempi. Un’altra sera, discorrendo con un celebre avvocato, e citando un politico di primo piano, dissi: “Dicono che si sarà messo da parte 500 miliardi (di lire)”. Fui zittito: “Moltiplica almeno per dieci”. Un altro grande industriale aveva in tasca un’agendina con segnati i nomi dei parlamentari ai quali passava un mensile, e questa agendina era il suo più prezioso strumento di lavoro.


Adesso, che cosa è cambiato? Direi fondamentalmente una cosa: nessuno ruba più per il partito o la corrente. Questi soggetti, grazie ai rimborsi elettorali, sono pieni di soldi, al punto che vanno a investirli in Tanzania. Ormai si ruba per se stessi. E’ tutto un proliferare di cricche (le quali dovranno pur sdebitarsi poi con gli “amici”). E le diverse cricche (sa il cielo quante sono) appartengono al genere creativo. Riescono a vedere affari e soldi ovunque. Fa testo quel tale che, alla notizia del terremoto dell’Aquila, esulta perché già vede camion, mattoni e soldi in movimento (tanto, pensa, i morti sono già morti, pensiamo ai vivi). 


Ma a stupire non sono gli uomini delle cricche. Sono sempre esistiti quelli che cercano di guadagnare, anche in modo illecito. Anzi, di solito sono i più brillanti, i più geniali e fantasiosi. Quello che stupisce è uno Stato che non sa difendersi. Che non riesce a appaltare due metri di strada senza che la mafia o la cricca di turno ci speculino sopra. La miseria di questo anniversario è questa: uno Stato che non sa difendersi. Adesso, abbiamo un governo di tecnici. E’ sperabile che si inventino qualcosa. Sarebbe ora che lo Stato smettesse di farsi derubare impunemente. Abbiamo così bisogno di soldi, fra l’altro.

17 febbraio 2012
 
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