

Il più fine e intelligente analista politico italiano, e cioè Corrado Guzzanti, aveva ragione: la sinistra massimalista (o radicale, o come diavolo si chiama) non vuole andare al governo, ma vuole stare sempre all’opposizione per poter dire stupidaggini in libertà. L’ultima in ordine di tempo riguarda la cosiddetta proposta per l’istituzione di una banca pubblica, con il compito principale di finanziare le piccole e medie imprese.
Già l’idea di fondare un’altra banca è molto curiosa, in un paese che è stracolmo di banche e dove, semmai, bisognerebbe chiuderne un po’. Ma pazienza. Il punto dolente riguarda l’aggettivo “pubblica”. Perché “pubblica”? Si intende forse che, a differenza di quanto avviene con le altre banche, questa abbia fondi erogati direttamente dallo Stato? Soldi, quindi, che possono essere distribuiti a destra e a sinistra anche con una certa leggerezza (e pazienza se poi vanno persi)?
Oppure l’aggettivo “pubblica” sottintende che i vertici di questa banca vanno nominati dal potere politico affinché possano fare credito con criteri appunto politici? Si danno i soldi all’impresa X non perché dia garanzie sufficienti (di restituirli), ma per vari motivi: è una media impresa, sta per ridurre il personale, opera in una zona in cui c’è poco altro, ecc. Ma non si rendono conto gli uomini di Rifondazione comunista della ridicolaggine di un’idea del genere? E il fatto che ci siano altri che appoggiano questa trovata non la rende meno ridicola.
In Italia il credito è stato gestito con criteri politici per decenni e non ha dato grandi risultati. Quella di prestare soldi (che sono sempre dei depositanti, non di Rifondazione o dei partiti) è un mestiere difficile, che diventa difficilissimo in tempi di crisi economica perché non è facile capire quando un’azienda chiede denaro solo per rinviare l’inevitabile fallimento (con conseguente perdita di tutto) e quando invece chiede soldi per un rilancio possibile.
E’ un mestiere difficile e che non viene certo agevolato dalle continue lamentele dei politici, i quali prima hanno creato il disastro (gestendo male l’economia) e adesso chiedono alle banche di distribuire un po’ di soldi per alleviare un po’ di guai. Insomma, lo Stato banchiere non è una soluzione. Quello che Rifondazione può fare (se ne è capace) è di proporre una politica economica capace di creare sviluppo. Ma anche in questo caso bisogna stare attenti: non è certo chiedendo una patrimoniale ogni cinque minuti che si fa sviluppo. Al massimo si recuperano un po’ di soldi da dare in giro, ma si deprime l’economia invece di rilanciarla.
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