Ipocondria, la malattia che non esiste ma che riguarda fino al 5% degli italiani

di Brigida Stagno

L'ipocondriaco più famoso? Certamente Argante, il malato immaginario protagonista della commedia di Molière, ma il disturbo riguarda fino al 5 per cento della popolazione, uomini e donne, soprattutto tra i 20 e i 30 anni (ma nessuna età ne è immune). Avere la certezza di essere malati, anche quando gli accertamenti sono negativi, parlare sempre della propria salute, essere documentati su tutte le malattie e al tempo stesso terrorizzati dalla paura di averle, considerare inadeguate le cure ricevute o le diagnosi fatte dal medico, in altre parole essere ipocondriaci, può peggiorare notevolmente la qualità della vita, sociale, familiare e lavorativa.


Chi ne soffre è sempre attento alla propria condizione fisica, si sottopone a controlli clinici e strumentali ripetuti, interpretando in modo non realistico i sintomi (un mal di testa diventa un tumore al cervello, una fitta al torace, sicuramente un infarto), le sensazioni fisiche, quasi sempre espressione di normali funzioni dell’organismo (il battito cardiaco o la peristalsi) o le alterazioni di lieve entità (come un raffeddore, una piccola ferita o un mal di pancia).


"L’ipocondria – spiega il professor Antonio Tundo, direttore dell’Istituto di Psicopatologia di Roma (http://www.istitutodipsicopatologia.it/)- può essere una vera e propria patologia mentale autonoma o essere il sintomo di un disturbo ossessivo compulsivo o di un disturbo di panico. Se si protrae a lungo, può sfociare in uno stato di scoraggiamento e, a volte, in una vera e propria depressione. Nel 65% dei casi ha un’evoluzione cronica con alternanza di episodi di malessere, spesso precipitati da fattori stressanti, che possono durare da mesi ad anni, e periodi altrettanto lunghi, durante i quali i sintomi, la paura e la convinzione di essere malati si attenuano. Una possibile complicanza è l’eccessivo ricorso ad esami non necessari, talvolta invasivi e rischiosi per il paziente, come interventi chirurgici esplorativi".


L'ipocondria al giorno d'oggi è alimentata anche da internet, trasmissioni televisive e riviste di medicina: navigando in rete è possibile trovare informazioni mediche basate troppo spesso su fonti poco attendibili, che spesso sembrano (erroneamente) confermare i dubbi del malato immaginario.


Le cause? "Non sono del tutto note, ma alla base ci sarebbe un’alterata percezione delle proprie sensazioni somatiche e, di conseguenza, una minore sopportazione del malessere fisico", continua Tundo. "Dal punto di vista della psicoanalisi, l’ipocondria rappresenterebbe l’espressione somatica di una rabbia originata da frustrazioni e delusioni per non aver ricevuto in passato l’aiuto atteso da parte di altre persone. Secondo un’altra ipotesi psicoanalitica l’ipocondria è invece un modo per difendersi dai sensi di colpa e dalla tendenza a preoccuparsi eccessivamente di sé stessi: dolore e sofferenza fisica rappresenterebbero così il mezzo per riparare ed espiare i comportamenti sbagliati del passato”.


Qualunque sia la causa, curarsi si può, ma gli ipocondriaci in genere non accettano di seguire terapie psichiatriche. La terapia specialistica, quando accettata, in genere richiede invece proprio l’integrazione di farmaci e psicoterapia. Buona efficacia ha dimostrato la terapia cognitivo-comportamentale che, grazie al ricorso a tecniche di rilassamento corporeo, di chiarificazione del significato dei sintomi e di ristrutturazione cognitiva, consente di ottenere un miglioramento della sintomatologia."


La terapia farmacologica- conclude l'esperto- consiste nella prescrizione di alcuni antidepressivi, triciclici o di nuova generazione, a volte associati a piccole dosi di antipsicotici. Gli ansiolitici (o “benzodiazepine”) sono utilizzate per contrastare l’insonnia e i momenti di ansia acuta, ma il loro impiego deve essere limitato nel tempo per il ben noto rischio di sviluppare abitudine o dipendenza. Il trattamento farmacologico è fondamentale se è contemporaneamente presente uno stato depressivo, un disturbo ossessivo compulsivo o un disturbo di panico".


Esistono però anche rimedi naturali per le forme più lievi, a cui bisogna ricorrere, sempre sotto consiglio medico o del farmacista di fiducia: tra quelli più utilizzati e conosciuti, ci sono la valeriana e la passiflora, per il loro effetto ansiolitico simile a quello prodotto dalle benzodiazepine, la melissa, dotata di una buona azione sedativa negli stati d'ansia con somatizzazioni viscerali e irrequietezza, il tiglio e la camomilla, il biancospino, i fiori di bach e il magnesio.


 




30 gennaio 2012
 
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