Le liste d'attesa troppo lunghe: serve migliorare la cultura della donazione

di Brigida Stagno

Riparlare periodicamente di donazioni, quindi di trapianti d'organo, non è ancora superfluo nel nostro paese. Le liste d'attesa sono ancora troppo lunghe, probabilmente perchè la cultura delle donazioni non è abbastanza diffusa. Serve una migliore informazione capace di convincere i “disinteressati” e gli “scettici” che opporsi al prelievo vuol dire negare una possibilità di vivere, sprecando gli organi non donati. La donazione deve essere vista, insomma, per quello che realmente è: un grande gesto di responsabilità sociale e di altruismo.


Il sistema trapianti in Italia è tra i migliori in Europa: prevede un coordinamento dell’attività di donazione, prelievo e trapianto articolato su quattro livelli: nazionale (Centro Nazionale Trapianti), regionale e interregionale (Centri Regionali Trapianto e Centri interregionali Trapianto) e locale (Asl e Centri Trapianto). Un'organizzazione efficace che ha permesso al sistema trapianti italiano di raggiungere livelli di eccellenza record negli ultimi anni, sia per qualità dei trapianti effettuati, che per condizioni dei pazienti trapiantati. Stando ai dati aggiornati del Centro Nazionale Trapianti, ci sono 21,6 donatori per milione di abitanti.


Le iniziative per incentivare le donazioni, volte ad aumentare la fiducia e la consapevolezza nella scelta di donare, trasmettendo la sicurezza, la trasparenza e l'efficienza del sistema dei trapianti, non mancano di certo. Ne è un esempio la serata organizzata a Roma dall'Associazione Amici del Trapianto di Fegato, che per il sesto anno consecutivo diffonde la sua campagna di comunicazione sulla sensibilizzazione alla donazione degli organi (e a sostegno dei trapianti di Fegato), coinvolgendo esponenti del mondo della medicina, ma ancheArtisti di teatro, cinema e musica. Il ricavato dell'iniziativa, (dedicata quest'anno a Luca Paolillo, il ragazzo romano morto a 17 anni, che ha donato gli organi lo scorso maggio), servirà proprio per sostenere la campagna del 2012 sulla donazione e trapianto di organi (e sul “bere consapevole” rivolta ai giovani), e all'acquisto di un ecografo con ecocolordoppler.


Diventare donatori d'organo è semplice, basta volerlo. La volontà a donare si basa per ora sul principio del consenso o del dissenso esplicito, in base al quale ognuno di noi ha la possibilità (ma non l'obbligo) di esprimere la volontà sulla donazione dei propri organi: compilando un tesserino blu del Ministero della Salute , da conservare con i documenti personali, registrando la propria volontà nella ASL di riferimento o dal medico di famiglia, o ancora, con una dichiarazione scritta da portare con sé con i propri documenti o con l'atto olografo dell'AIDO (l’Associazione Italiana per la Donazione di Organi). Manifestare la propria volontà di donare da vivi e non solo “a parole” è importante, perchè in caso contrario la legge permette ai familiari di opporsi al prelievo.


Anche per il trapianto di fegato, sono ancora insufficienti in Italia le donazioni: sono mille ogni anno i trapianti epatici eseguiti, ma il fabbisogno reale è di circa il doppio, mentre gli interventi potrebbero aumentare ancora del 20-30%. “Il trapianto - spiega Antonio Gasbarrini, docente all'università' Cattolica di Roma e Presidente della Fondazione Italiana Ricerca in Epatologia (FIRE )- è indispensabile quando il fegato non funziona più, nella maggior parte dei casi per una cirrosi epatica causata da un'epatite C o B, per un cancro del fegato non curabile, per abuso di alcol, per malattie dei dotti biliari o per patologie ereditarie, come il Morbo di Wilson e l'emocromatosi.


Può essere fatto da donatori deceduti, solo nel momento in cui viene dichiarata la morte cerebrale, o da donatori viventi, attraverso il prelievo di una parte di fegato da una persona sana e il successivo trapianto nel malato. La selezione per i candidati al trapianto è molto rigorosa per il numero insufficiente di organi e la lista d'attesta (a volte di parecchi mesi o anni), dando la precedenza ai pazienti più gravi, per i quali viene attivato un sistema di emergenza, che permette il reperimento di un organo compatibile in poche ore o giorni. I pazienti trapiantati possono tornare ad avere un normale stile di vita tra i sei e i 12 mesi successivi al trapianto e il 75% di loro sta benea distanza di 5 anni”.







12 dicembre 2011
 
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