Colesterolo, vietato trascurarlo ma per i dati Istat il 20% degli italiani non fa i test

di Brigida Stagno

E' bene periodicamente riparlare con chiarezza di colesterolo, uno dei principali fattori di rischio cardiovascolare, troppo spesso trascurato, probabilmente a causa di un'informazione ancora insufficiente e poco efficace. Le malattie cardiovascolari causano quasi la metà di tutte le morti in Europa, eppure secondo i dati Istat il 20 per cento degli italiani oltre i 18 anni di età non ha mai controllato la colesterolemia e solo chi ha avuto un infarto o un ictus sembra mostrare attenzione verso le alterazioni del profilo lipidico.


I più indisciplinati? I sardi, mentre i più attenti sono gli emiliani romagnoli. Per quanto sia decisamentesemplicistico addebitare a un solo fattore una responsabilità, che spetta anche allo stile di vita globale (fumo, alcol, scarsa attività fisica, sovrappeso, ipertensione), l'ipercolesterolemia va sempre ricercata ed eventualmente corretta, perchè non dà sintomi ed è pericolosa.


L'eccesso di colesterolo nel sangue, rilevabile con un semplice prelievo, lavora in silenzio sulla parete delle arterie e lo sbilanciamento tra frazione buona e cattiva rientra nelle alterazioni tipiche della sindrome metabolica. L'indicazione che esce dal laboratorio è però generica e va quindi personalizzata: valori di colesterolo totale sono considerati normali, se inferiori a 200 mg/dl e se l’HDL colesterolo (quello buono) è alto, mentre l’ipercolesterolemia o anche un colesterolo totale normale, ma con alti livelli di LDL (quello cattivo) e bassi di HDL, favorisce il deposito della placca nelle arterie. Non solo, ma la pericolosità di questo grasso dipende anche dalla presenza o meno di altri fattori di rischio cardiovascolare: se una persona, oltre ad avere il colesterolo LDL alto, è anche fumatore, diabetico o iperteso, il pericolo di avere un attacco di cuore aumenta di dieci volte. La riduzione realizzabile con dieta o farmaci (idealmente per tutta la vita) deve essere il risultato dell'aumento dell'HDL, del calo del colesterolo LDL, che deve essere inferiore a 100 nelle persone ad alto rischio, ed eventualmente anche dei trigliceridi).


La cura deve essere perciò personalizzata e adeguata al livello di rischio - precisa il professor Alberico Catapano, Ordinario di Farmacologia all'Università di Milano- “In altre parole, i livelli ottimali di colesterolo LDL variano in funzione del grado di rischio cardiovascolare globale del paziente, quindi della presenza concomitante di altri fattori di rischio: chi fuma o è iperteso o diabetico dovrà quindi, ribadisco, ridurre maggiormente il colesterolo cattivo ed essere trattato in modo più aggressivo”.


Il primo passo è una dieta adeguata, in grado però di abbassare la colesterolemia solo dell'8-10 per cento: vannoevitati i grassi saturi (quelli animali) e aumentati i cibi ricchi di fibre (frutta e verdura e alimenti integrali), in quanto possono ridurre il colesterolo LDL, riducendone l’assorbimento a livello intestinale. “La terapia di scelta, quando la dieta non è efficace, - aggiunge Catapano- sono le statine, che agiscono a monte della produzione del colesterolo, inibendone la sintesi nel fegato. La terapia di associazione con ezetimibe, farmaco oggi in fascia A, quindi a carico del sistema sanitario nazionale, che blocca in modo specifico l'assorbimento del colesterolo nell'intestino (sia quello introdotto con la dieta, sia quello presente nella bile), permette di ridurre ulteriormente il colesterolo nel sangue, utilizzando eventualmente dosaggi inferiori di statine, molecole gravate in alcuni casi da effetti collaterali. La scelta di ricorrere a questa combinazione (statine-ezetimide) dipende dal livello della colesterolemia che si vuole raggiungere. Se non si arriva all’obiettivo terapeutico con la dose massima tollerata di statina o se si è intolleranti a questa categoria di farmaci, è possibile usare ezetimibe anche da solo.


La terapia ipocolesterolemizzante resta fondamentale nella prevenzione cardiovascolare: basti pensare che per ogni riduzione di 40 mg/dl di colesterolo LDL nelle persone con rischio medio alto, la probabilità di avere ictus o infarto scende del 20-25 per cento e addirittura del 50 per cento per una riduzione di 80 mg/dl. Lo dimostra uno studio inglese, denominato SHARP (Study of Heart and Renal Protection), che ha coinvolto oltre 9000 pazienti: in quelli con rischio cardiovascolare elevato (in questo caso erano tutti colpiti da nefropatie) la cura per abbassare il colesterolo, in particolare l'associazione tra simvastatina e ezetimibe, è stata particolarmente efficace nel ridurre gli eventi cardiovascolari.
 

07 novembre 2011
 
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