Malattie reumatiche, ancora pochi gli accessi alle cure

di Brigida Stagno

Principale causa in Italia di disabilità fra le malattie croniche e secondo motivo di visita dopo le malattie cardiovascolari per il medico di famiglia: artrite reumatoide, spondilite anchilosante, artrite psoriasica, artrosi, gotta, osteoporosi, in altre parole malattie reumatiche, sono un problema importante di salute pubblica, sia per l’elevato impatto sulla popolazione, con almeno 5 milioni di Italiani ”sofferenti”, sia per i costi delle cure dirette e indirette. Basti pensare che ogni anno solo l’Artrite Reumatoide comporta 13 milioni di giornate di assenza dal lavoro.


Solo una minoranza di chi ne soffre ha però pieno accesso alle cure più innovative, che prevedono l'impiego dei farmaci biologici, secondo approcci che devono essere personalizzati e che richiedono la scelta della molecola più appropriata per ogni singolo paziente. LaGiornata Mondiale del Malato Reumatico, organizzata il 12 ottobre, con il Convegno “Improve to Move – Movimento è vita”, dall'Associazione Nazionale dei Malati Reumatici (ANMAR) e il supporto delle società scientifiche, è stata l’occasione per chiedere un impegno concreto al Governo, con rapidi interventi e cure possibili per tutti i malati.


“Perchè la vita del malato reumatico è difficile e molto compromessa e per migliorarne la qualità bisogna sperare che le Autorità competenti mostrino un vero interesse nei loro confronti, rafforzando la rete assistenziale specialistica e permettendo l'accesso alle terapie innovative. - afferma Giovanni Minisola, Presidente della Società Italiana di Reumatologia e Primario della Divisione di Reumatologia dell’Ospedale di Alta Specializzazione “San Camillo” di Roma. - “Chi soffre di malattie reumatiche ha spesso una vita al rallentatore: per il dolore e per la rigidità mattutina, il malato di artrite reumatoide, ad esempio, ha bisogno di molto tempo, anche due ore, prima di essere in grado di iniziare a svolgere le attività della propria giornata”.


La diagnosi precoce e corretta è il primo passo per instaurare una cura personalizzata e tempestiva e per evitare che ritardi diagnostici e terapeutici ingiustificabili portino all’invalidità vera propria. “Nel caso dell’artrite reumatoide – continua Minisola- tra i primi sintomi e la diagnosi trascorre mediamente un anno, ma ne possono passare anche due o tre quando i segni della malattia non sono individuati e interpretati correttamente. Nel caso delle spondiloartriti possono passare anche cinque anni prima che venga posta la diagnosi corretta. Il medico di base, come primo referente dei pazienti, deve essere quindi sensibilizzato rispetto a questi problemi, indirizzandoli prontamente verso il reumatologo. Non è raro vedere un paziente passare da un medico a un altro, come in un percorso a ostacoli, prima di arrivare al reumatologo, cioè allo specialista competente, e trovare  una soluzione adeguata. Non mancano però, fortunatamente, anche casi di pazienti che consultano autonomamente lo specialista reumatologo”.


I farmaci più utilizzati dai malati reumatici sono gli anti-infiammatori, il cortisone, gli antidolorifici e quelli che modificano il decorso della malattia (DMARDs), come il methotrexate. Sono però i nuovi farmaci, i cosiddetti “farmaci biologici”, quelli particolarmente efficaci nell’artrite reumatoide, nell’artrite psoriasica e nelle spondiloartriti, quando i tentativi di trattamento con i farmaci tradizionali si sono rivelati inefficaci. I farmaci biologici sono il frutto della tecnica biotecnologica, che ha consentito di “costruire” molecole in grado di neutralizzare in modo specifico e selettivo altre molecole alla base del danno tipico di malattie articolari ad alto potenziale invalidante.


“Sono farmaci costosi che le Autorità devono rendere disponibili per quei malati che, secondo criteri di appropriatezza prescrittiva, risultano candidati ideali alle cure - aggiunge Minisola. - Il loro impiego è un investimento sociale perché comporta un considerevole risparmio indiretto, consentendo al malato un pieno recupero delle proprie capacità lavorative e occupazionali. Non solo, ma il netto miglioramento della qualità di vita permette ai pazienti condizioni di vita famigliare e sociale altrimenti compromesse. Purtroppo l'Italia è il Paese in cui la spesa per i farmaci biologici è tra le più basse d’Europa, con una estrema disuguaglianza da regione a regione nella penisola: in altre parole, i malati reumatici in Italia non sono tutti uguali”.

17 ottobre 2011
 
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