

La menopausa è una situazione del tutto fisiologica, ma la comparsa dei sintomi e delle conseguenze metaboliche della mancanza degli estrogeni può comportare per il 10 per cento delle donne una notevole riduzione del benessere e della qualità della vita, senza contare che per molte la fine della fertilità rappresenta un motivo di ansia e insicurezza. Si tratta quindi di un periodo da gestire e affrontare in modo giusto, considerato che dura circa 30 anni. Ogni donna vive per un terzo in età post-menopausale.
I segnali, inconfondibili, interessano quasi il 90% delle donne poco prima dei 50 anni e precedono la fine dell’attività ovarica: mestruazioni irregolari, sudorazioni improvvise, vampate di calore, calo del desiderio sessuale, dolori articolari, ma anche nervosismo, insonnia e irritabilità . La vera e propria menopausa, arriva proprio dopo questo periodo di preparazione (chiamato climaterio), intorno ai 50-51 anni, ma anche un anno o due prima nelle donne che fumano. Con il tempo ai classici e fisiologici disturbi possono aggiungersi l'aumento di peso, la riduzione del metabolismo basale, la depressione, ma anche i problemi a livello dell’apparato cardiovascolare e delle ossa, protetti prima proprio dagli ormoni femminili: la loro mancanza provoca perciò un aumento dei rischi cardiaci e circolatori e di osteoporosi.
Ma come vivono le donne di oggi la menopausa? Rispetto a qualche decennio fa, le cose sono cambiate e sono decisamente in aumento le cinquantenni, magari nel pieno dell’attività lavorativa, che affrontano con serenità questo periodo. La perdita della capacità di procreare infatti non vuol dire necessariamente la fine della vita sessuale e molti problemi possono essere risolti con la terapia ormonale sostitutiva (TOS).
Secondo le Linee Guida dell’International Menopause Society, le indicazioni alla Terapia Ormonale Sostitutiva sono ben precise: sintomi vasomotori (vampate), sintomi urogenitali, dolori articolari e muscolari, prevenzione dell’osteoporosi e delle fratture correlate e prevenzione dell’atrofia degli epiteli (cute, connettivo, dischi intervertebrali). I benefici potenziali sono la riduzione del carcinoma del colon, del rischio di Alzheimer, di sviluppare una sindrome metabolica o diabete. La TOS può essere anche cardioprotettiva se iniziata da donne giovani e sane al momento del passaggio menopausale e se effettuata a lungo termine.
Purtroppo in Italia c'è ancora molta diffidenza nei confronti della TOS, usata solo dal 3.4% delle donne (dato 2009, nel 2007 si era al 4%) contro un 30% registrato in molti altri paesi europei, nonostante la comunità scientifica sia ormai concorde sulla sua sicurezza se iniziata precocemente. I numeri parlano chiaro: nelle donne tra i 50 e i 59 anni trattate con TOS vi è una riduzione del 30% della mortalità e in particolare una riduzione del 30% della mortalità per cause cardiovascolari (ictus e infarto). Oggi si preferisce somministrare basse dosi di estrogeni naturali, associati a progestinici di nuova generazione, ad azione non androgenica, formulazioni dotate di effetti positivi sul controllo dei sintomi, ma anche sulla pressione arteriosa e sulla reattività vascolare.
Sono soprattutto i dubbi e le paure di sviluppare un tumore al seno o all’utero a scoraggiare la cura. “In realtà , se la terapia è condotta correttamente, non esiste un aumento del rischio di tumore all’utero, mentre per quanto riguarda il tumore al seno il trattamento seguito per 5 anni non aumenta la probabilità di ammalarsi. - precisa Raffaella Delfini, Responsabile del Centro Endometriosi e dolore pelvico dell'Ospedale San Carlo-IDI di Roma, diretto dal Professor Giorgio Vittori (telefono 0639706496)- “La terapia ormonale cominciata tempestivamente dimezza invece non solo il rischio di infarto e ictus e la probabilità di frattura del femore e vertebrali, ma riduce anche la possibilità di cancro del colon-retto, oltre ad assicurare alla donna una migliore qualità di vita”.
Il criterio clinico per selezionare le donne da curare e stabilire l’inizio del trattamento? “Soprattutto quelle con i sintomi caratteristici, in menopausa precoce, con osteoporosi o che, per esempio, hanno un parente di primo grado colpito da infarto o da osteoporosi. - aggiunge la Delfini- “Non possono invece assolutamente sottoporsi al trattamento ormonale le donne con problemi di trombosi venose, malattie gravi del fegato, carcinoma della mammella o dell’endometrio. Prima di sottoporsi alla terapia ormonale sostitutiva è però necessario fare una serie di controlli medici: l’esame del sangue per valutare lo stato di funzionalità del fegato e le prove di coagulazione, la misurazione della pressione arteriosa, la mammografia, la visita ginecologica, il Pap-test, l'ecografia pelvica e la mineralometria ossea computerizzata o MOC, l’indagine che valuta la densità ossea e l'eventuale carenza di calcio. L'alleanza tra medico e paziente in menopausa è necessaria per la giusta motivazione alla cura e per garantire i controlli e ridurre i rischi. Una volta iniziata la terapia ormonale sostitutiva è necessario essere monitorati nel tempo, con controlli almeno una volta l'anno”.
Terapia sostitutiva a parte, per affrontare e prevenire i disturbi legati alla menopausa, è consigliabile seguire alcune regole: smettere di fumare, innanzitutto. La sigaretta favorisce l’aterosclerosi e aumenta il rischio di infarto. In secondo luogo fare attività fisica, seguire un'alimentazione equilibrata, ricca di frutta, verdura, pesce e fibre, arricchire la dieta di fitoestrogeni, ormoni derivati dalle piante, contenuti soprattutto nella soia, mentre sono da bandire i cibi troppo salati e grassi, che alzano il colesterolo e aumentano la pressione del sangue, così come va ridotto il consumo di alcool. E' obbligatorio ridefinire la propria immagine e valorizzare l’“età matura”, puntando sulle nuove potenzialità e opportunità che questa fase della vita, spesso più libera da obblighi familiari e lavorativi, può offrire. Le donne che tendenzialmente affrontano peggio la menopausa sono quelle che nella loro storia personale presentano più facilmente episodi depressivi, donne con una cattiva autostima e che hanno incentrato la loro esistenza quasi esclusivamente sul ruolo materno.
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