Maroni da Fazio e Saviano: una comparsata che ha solo tolto autorevolezza al ruolo

di Mariano Sabatini

Per tutta la scorsa settimana il ministro degli Interni Roberto Maroni ha animato una sceneggiata televisiva impagabile sulle note della fantasmagorica colonna sonora di `Vengo anch'io… no, tu no`. È stato ovunque, tranne forse alle previsioni meteo e agli annunci delle `signorine buonasera`, per dissentire dalle parole di Roberto Saviano sulle interlocuzioni della Lega con la ‘ndrangheta. Alla fine del lungo braccio di ferro ha ottenuto la partecipazione a Vieni via con me (ieri sera su Raitre), dove ha snocciolato la lista delle vittorie registrate contro la lotta alle mafie.


Ora, se c'è un ministro apprezzato del governo in carica, quello è Maroni e nessuno si sogna di negare i risultati raggiunti da forze di polizia e magistratura sotto il suo dicastero. La comparsata del ministro da Fabio Fazio e Roberto Saviano (con il quale giustamente non ha avuto il confronto richiesto, perché con la libertà di opinione non si deve e non si può venire a patti) non ha aggiunto nulla ai meriti acquisiti, anzi se possibile ha tolto autorevolezza al ruolo. Un esponente del governo può avere, e ne abbiamo avuto riprova, tutti i microfoni che vuole. Non serve `interloquire` con la tv in modo così violento.


È stato come chi, non avendo ricevuto l'agognato cartoncino d'invito ad una festa, alla fine riesce ad imbucarsi e deve fronteggiare gli imbarazzi e le ironie del caso. Infatti, dopo aver ascoltato il `compitino` di Maroni, Fazio lo ha bacchettato. D'ora in poi, ha sfrucugliato il conduttore, quando avremo motivi di doglianza chiederemo di sederci sull'augusta poltrona al ministero degli Interni. Maroni non ha trovato di meglio che rispondere con una blanda battuta.


Persino Bruno Vespa, ospite a Niente di personale, ha detto ad Antonello Piroso che le mafie vanno dove c'è il potere e siccome al nord la Lega va forte… se ne deduce che la Lega interloquisce con la ‘ndrangheta. Anche la Lega. L'autore di Gomorra ha nominato la Lega perché è una forza politica relativamente nuova e occorre denunciare probabili alleanze a fini criminali.


Adesso Maroni vorrà chiedere la replica/confronto al conduttore di Porta a porta, sul terreno neutrale di La7? Ci sarà magari un Maroni che avverte l'istinto di ingaggiare una nuova battaglia per replicare alla lista srotolata nello studio di Vieni via con me, così da essere presente all'ultima puntata e avere un confronto con se stesso.


Lo spirito del programma, che ha il carattere dell'evento (cosa infrequente per il piccolo schermo) è comunque un altro. Ogni partecipazione, come quella particolarmente significativa della Bonino e della Camusso sull'imparzialità di trattamento nei confronti delle donne, è suggerita dalla voglia di trasferire una suggestione positiva nella platea. Non ravviso nulla di buono nell'atto di forza che ha portato il ministro degli Interni ad ottenere ciò che voleva. Di certo Maroni non ha nulla da spartire con Sandokan-Schiavone, molto invece lo apparenta al Sandokan letterario. Ma l'Italia non è Mompracem e qualche dubbio in più sui metodi da adottare per strappare una comparsata televisiva, ancorché davanti a quasi dieci milioni di telespettatori, sarebbe meglio farseli venire.

23 novembre 2010
 
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