Bisognerebbe chiedere alle donne se vogliono che la tv le rappresenti diversamente

di Mariano Sabatini

In questi giorni la Tv langue, meno degli altri anni ma langue. Non così i quotidiani, zeppi di notizie sul telemercato e di interviste ai teledivi. La nuova presidente della Rai – la nonna Papera dei manager (te la immagini più facilmente nell’atto d’impastare una crostata di mele, che non alle prese con bilanci, decisioni da prendere, trasmissioni da varare…), per via del look non propriamente stile Vogue e dell’acconciatura Wilma De Angelis – ha annunciato un’opera moralizzatrice per quanto concerne la figura della donna. Ossia l’immagine femminile che la tv pubblica deve restituire ai telespettatori. Bene, brava, bis. Cavalcare certi cavalli di battaglia vincenti è sempre consigliabile.


Su questo genere di crociate si costruiscono carriere e notorietà, vedi Lorella Zanardo, divenuta la paladina del “Corpo delle donne” senza che prima fosse minimamente pervenuta alla cronache. Tralasciando per un momento i tanti problemi che allignano a viale Mazzini, nell’ambito dei quali la questione femminile non mi pare precipua, mi piacerebbe sapere cosa ne pensano le donne della tv di questo proponimento ad effetto. Di solito, ad avviare questi dibattiti molto remunerativi in termini di paginate e inchiostro versato sono signore in là con gli anni, che magari occupano una poltrona importante, oppure intellettuali (aspiranti intellettuali?) poco considerate.


Si affrontano situazioni e problemi di oggi secondo stilemi e pensieri vetusti. Dopo la sortita tarantoliana o tarantolata, chi ti vanno a interpellare? Il nonagenario Ettore Bernabei, già direttore generale Rai dal 1960 al ’74. Non tramite seduta spiritica, lo hanno proprio intervistato vis-à-vis per rievocare quando decise di far indossare delle orrende calze nere, da prefiche sicule, a quelle bellezze statuarie che furono le gemelle Kessler. Niente di più mortificante per il corpo delle donne, costrette fino a poco prima a subire l’onta della misurazione del costume in spiaggia, con ammenda salata per chi non si atteneva alle misure stabilite. Ebbene, questo signore, poi produttore di fiction agiografiche e telesantini, si lamenta di come i reality show rappresentano la donna. Come se gli uomini, da quegli stessi reality, ne uscissero onusti di gloria, al pari degli eroi omerici.


Trovo più mortificante per le donne, le maggiori fruitrici del piccolo schermo secondo le statistiche, un’offerta editoriale modesta (comprensiva di una fiction moraleggiante e vecchia per contenuti e linguaggi) che non la possibilità di usare il corpo come vogliono. “Miss Italia”, tanto per dire, è un programma brutto, se sparisse da Rai1 non ne sentiremmo la mancanza, eppure è l’esempio di come l’antico motto “l’utero è mio e lo gestisco io” abbia dato i suoi frutti. Nessuna di quelle fanciulle partecipa e si mostra poco vestita alle telecamere con un revolver alla tempia. Belen Rodriguez, all’ultimo Festival di Sanremo, ha creato scalpore con la sua farfallina tatuata… qualcuno glielo ha imposto? E mi si venga a dire che Ventura, Carrà, Perego, Bianchetti, Venier, Carlucci e compagnia in tv si sentono usate o manipolate.




17 agosto 2012
 
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