Camilleri a fumetti? Forse lo scrittore siciliano qualche no potrebbe anche cominciare a dirlo

di Mariano Sabatini

Ho una certa dimistichezza con gli ultraottuagenari che hanno fatto dell’anagrafe un puro vezzo e ne sono sinceramente affascinato. Vengo da una bella serata in cui ho condotto, nell’ambito di Brividi fuori scena nel foyer del teatro sociale di Brescia, l’incontro di Elda Lanza con il pubblico. L’occasione era l’anteprima del suo romanzo giallo, Niente lacrime per la signorina Olga in uscita a metà settembre per Salani. Il primo applauso scrosciante la giornalista ed ex presentatrice Rai fin dal 1952 se lo è guadagnato dichiarando con orgoglio le sue 87 primavere; il secondo, addirittura un’ovazione, quando alla fine ha confessato che non ha smesso di inventarsi ogni giorno una vita felice. Al di là dell’affetto personale che nutro per lei, che tra l’altro ha ripreso ad apparire in tv ai Menù di benedetta su La7 con deliziose lezioni di stile, Elda è un’indiscutibile forza della natura.


Da una ottantasettenne all’altro: Andrea Camilleri, che da quando ha raggiunto il successo tardivo, ben oltre i settanta, non smette di trovare occasione per far parlare di sé e monetizzare la sua crescente popolarità. Innanzi tutto, devo fare coming out. Sono tra gli ammiratori di Camilleri, tra i primi ad intervistarlo al suo apparire sulla scena editoriale, molto incuriosito com’ero da questo italo-siciliano con cui intrecciava le sue trame. Tutt’ora non mi perdo nessuno dei suoi libri, ne escono a ripetizione per diversi editori, siano i gialli del commissario Montalbano o i romanzi storici, questi ultimi addirittura racchiusi nei pregevoli Meridiani Mondadori.


Camilleri ha fatto la fortuna dell’editore Sellerio, destinato a sicura chiusura quando s’imbatté nel primo dattiloscritto dell’autore originario di Porto Empedocle, come della sua famiglia con i milioni di copie vendute. Si può capire che, avendo agognato tanto il successo negli anni in cui sbarcava il lunario come regista in Rai, oggi non rinunci ad esserci. Firma sceneggiature cinematografiche e televisive, supervisiona allestimenti teatrali (prossimamente una Cavalleria rusticana), scrive scrive, pubblica pubblica… Senza timore di cadere nella ripetitività o farsi sfiorare dal dubbio del ridicolo.


Ospite di Corrado Augias su Rai3, l’ho ascoltato confessare una certa nostalgia per la vivacità degli studi televisivi, dove ebbe modo di collaborare alla trasposizione delle commedie di Eduardo De Filippo. Ci mancherebbe pure questa, che tornasse all’opera dietro alle telecamere… La vera notizia è però lo sbarco nel mondo dei fumetti con Topalbano, in quel di Vigatta, magari con Livia – storica e pedante fidanzata del celeberrimo commissario – nelle fattezze di Minnie. Posso capire che certe operazioni nazionalpopolari tocchino solo ai fenomeni,  c’è tuttavia in questa grafomania di Andrea Camilleri una brama comunicativa che rischia di toglierle vigore e qualità. Il lavoro del narratore dovrebbe nutrirsi di silenzi, assenze, distanza. Forse, alla sua età veneranda, lo scrittore ha poca voglia di dire quei no che danno senso, nerbo, carattere; dinieghi che costruiscono ed evitano inciampi. Non teme, ed è un peccato, l’effetto saturazione. Il rischio tuttavia è che da scrittore si tramuti in un marchio commerciale. 

07 maggio 2012
 
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