Santoro direttore generale della Rai? Più facile che lo facciano Papa

di Mariano Sabatini

L’ipotesi che Michele Santoro riesca a tramutare la  sua provocazione in realtà è tanto remota da apparire ingenua. L’anchorman si è palesato da Lilli Gruber su La7 (dove rumors lo danno in arrivo) per commentare il ballon d’essai messo in moto con Carlo Freccero, attraverso il quale si sono autocandidati in tandem rispettivamente al ruolo di direttore generale e presidente della Tv pubblica. Un po’ sulla scia dell’ottimo Wolfgang Achtner, giornalista italo-statunitense che, tempo, fa si fece avanti per sostituire Augusto Minzolini al Tg1.


È da escludere che questi professionisti ignorino le tecniche, spesso losche, con cui si arriva a ricoprire certi incarichi di potere:  la loro è una provocazione, utile a mettere in moto riflessioni o, come si dice, a smuovere le acque dello stagno avvelenato dalla politica. Santoro si definito un “produttore indipendente di contenuti” e ad Otto e mezzo ha chiarito di saper gestire grossi budget, potendo contare su quelle doti da leader che il pubblico apprezza. Mentre Freccero, già direttore di rete, ha già annunciato che riporterebbe sulle reti Rai gente come Daniele Luttazzi o Gabriele Paolini. 


Sono brutti tempi per gli organi di informazione che vivono di investimenti pubblicitari e che, cioè, non si avvantaggiano di sovvenzioni statali.  Ma, a quanto pare, anche per chi gode di un sistema misto (abbonamento + pubblicità) come la Rai. Persone “di macchina”, come Santoro e Freccero, eviterebbero le cappellate di cui leggo su Tv Blog.it  A viale Mazzini hanno tagliato complessivamente, rispetto al budget 2011, 46 milioni di euro, ma il telegiornale della terza rete perde 800 mila euro sui 7,5 milioni previsti inizialmente.


Decurtazione di gran lunga superiore a Tg1 e Tg2, per cui Bianca Berlinguer si è giustamente risentita: "Lo sappiamo tutti, alla Rai: è la conseguenza di una raccolta pubblicitaria inferiore al previsto, colpa della crisi. Nessuno in azienda mi ha spiegato questo particolare di non poco conto. L’ho scoperto leggendo il Corriere della Sera. Chiariamo subito un punto. Sono convinta che se un’azienda come la Rai attraversa una forte crisi economica, ciascuno è chiamato a ridurre costi e a fare i dovuti sacrifici. È nell’interesse di tutti che la tv pubblica ritrovi un equilibrio nei conti. Però i tagli devono essere equi, distribuiti con giustizia. Invece chi ha maggiori risorse ha un taglio inferiore e chi è più povero paga di più". Non fa una piega.


La politica dei tagli alla cieca - come abbiamo grazie al governo in carica - non può dare gli esiti sperati. Santoro e Freccero, che conoscono la televisione meglio delle loro famiglie, sono certo che condividano. Inutile farsi illusioni, in ogni caso, sarebbe più facile per loro aspirare al soglio pontificio.




02 maggio 2012
 
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