Vogliono rottamare "Ballando con le stelle". Avrei in mente altri format da mandare in soffitta, non solo in Rai

di Mariano Sabatini

Le brave massaie, di tanto in tanto, si rimboccano le maniche e intraprendono pulizie radicali fin negli angoli più remoti, che comprendono severi repulisti in cui gettano via quello che non serve o è ormai logoro. Sembrerebbe che in Rai vogliano emulare quelle solerti signore che hanno a cuore l'ordine e l'efficienza. Il Corriere della sera ha raccolto i la di madama Milly Carlucci che, dopo una stagione di batoste prese da Italia’s got talent, teme la ghigliottina per il suo Ballando con le stelle, varietà danzerino di Rai1, nato nel 2005 e che ha visto otto edizioni. Se accadrà non mi strapperò i capelli, non sono un fanatico di tanghi, valzer, rumbe, né trovo particolarmente trascinante lo stile Carlucci, che – come disse qualcuno – sembra in differita anche quando è in diretta.  Simpatica e avvolgente come un termosifone spento.


Non sembra saggio, tuttavia, avviare il rinnovamento proprio da Ballando: al di là dei gusti individuali, uno dei format più eleganti e meglio realizzati della Rai. Tra i pochi incentrati sul "saper fare" o almeno sulla volontà di imparare e non sull'improvvisazione; in grado di innescare un virtuoso ritorno di fiamma popolare nei confronti dei balli di sala. Certo, le condivisibili polemiche circa i compensi elevati a Bobo Vieri e Gianni Rivera devono aver contato, benché Carlucci faccia notare che il programma non vive di canone e si autofinanzi con l’ampia copertura pubblicitaria e gli introiti del televoto. Anziché cancellarlo, visto che non tiene più la sfida del sabato sera, si potrebbe pensare di destinarlo ad altra serata.


Sarebbe inoltre interessante capire i criteri secondo i quali la Rai procede al presunto rinnovamento dei palinsesti. Se si prendono in esame gli ascolti, Minzolini avrebbero dovuto rimuoverlo ben prima di quanto abbiano fatto; Qui radio Londra di Giuliano Ferrara dopo due settimane di programmazione, Costanzo – nei molteplici tentativi pomeridiani – dopo due o tre appuntamenti. Se invece il discrimine è la permanenza in onda, l’elenco potrebbe eccedere lo spazio disponibile. Porta a porta è in onda dal 1996, ha appena doppiato il traguardo delle duemila puntate, e propone uno schema di dibattito politico giurassico; i natali di Sereno variabile, Sottovoce di Marzullo, La vita in diretta, I fatti vostri... si perdono nella notte dei tempi catodici. Passando a Mediaset, vogliamo parlare di Matrix (con ascolti, tra l’altro, lontani dalla versione Mentana), Scherzi a parte, Striscia la notizia, Zelig, Le Iene, Paperissima? Attenzione perché, parafrasando il saggio, chi lascia la trasmissione vecchia per la nuova sa quel che lascia e non sa quel che si ritrova.

26 aprile 2012
 
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