Dopo la morte in diretta, la magistratura acquisisce il filmato. Il povero Morosini avrebbe però diritto all'oblio

di Mariano Sabatini

Ho preso parte stamane a un civile confronto nel neonato contenitore “Mattina Sport” a firma di Casimiro Lieto su RaiSport1 (digitale terrestre). Conduceva Marco Mazzocchi con una bella signorina, Simona Rolandi, presente Franco Di Mare oltre al sottoscritto. Pur non sapendo nulla di sport, e non essendo malato di tifo (calcistico), sono stato interpellato sull’uso che la tv ha fatto della morte in diretta di Piermario Morosini; giovanissimo calciatore di serie B, che ha concluso in modo tragico la sua vita estratta, così sembrerebbe, a viva forza dalle trame cupe di Charles Dickens. Orfano di entrambi i genitori, vittima di questa mistica dello sport estremo che stento a comprendere, gli è toccato cadere sul campo, cercare di rialzarsi più volte, per poi piombare faccia in avanti sull’erba bagnata del suo stesso sudore. Ha esalato gli ultimi respiri, in pratica davanti ai nostri occhi, nei quali rimarrà l’immagine di quel corpo allenato e sussultante.


È di questa mattina la notizia che il filmato dei primi soccorsi nello stadio è stato acquisito agli atti dell’inchiesta in corso. Anche in questo senso la Tv ha avuto, dunque, un ruolo significativo. Fotogramma dopo fotogramma, i sei minuti fino all’intervento dell’autoambulanza saranno scandagliati, grazie alle telecamere presenti in campo. Distinguiamo però gli ambiti. Nella gestione di quanto accadeva in diretta non si possono ravvisare cadute di gusto o insensibilità: c’era un calciatore preso da malore, non si sapeva come sarebbe finita, operatori e registi hanno fatto il loro lavoro; documentando tra l’altro lo sgomento e la disperazione dei compagni di squadra. Poi sono arrivati i commenti. Un’edizione straordinaria del Tg1, con l’inquadratura fissa sul corpo squassato di Morosini. Una diretta su Premium in cui il giornalista ha osato chiedere , “cosa provava” all’allenatore delle giovanili dell’Atalanta, dove Morosini aveva militato.


Ecco, il giornalismo del “cosa prova” è il peggio del peggio, soprattutto applicato ad una morte naturale come questa. Se, infatti, la Tv – tra i talk show del pomeriggio ed i tematici Amori criminali, Quarto grado, Chi l’ha visto ci ha abituati all’osceno criminality show sulle uccisioni violente, la morte per patologia rimane un tabù. Non se ne parla, non la si vuol vedere, non si vogliono leggi che la regolamentino… Rappresenta l’ultimo baluardo contro l’opinionismo professionalizzato.


Magra consolazione che la dipartita di Morosini possa servire a garantire nell’immediato futuro l’imprescindibile presenza in campo dei defribillatori cardiaci. Come sempre, doveva arrivare la tragedia a smuovere le burocrazie. C’è comunque un altro aspetto che preoccupa. Purtroppo, la sequenza del malore di questo ragazzo sfortunato è stata catturata ad imperitura memoria ed è già a disposizione di tutti su YouTube e sulla Rete. Quando l’uzzolo voyeurista si farà sentire. Intanto la famiglia ha chiesto una moratoria all’uso di quelle immagini, in omaggio alla grande discrezione che caratterizzava Piermario. Dovremmo concedergli almeno questo: il diritto all’oblio.

18 aprile 2012
 
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