Mimun non tornerà, Arbore dice no a Sanremo. Quante colpe avrà mai, questa Rai matrigna?

di Mariano Sabatini

Quando non concedono interviste autocelebrative, con la compiacenza di certi cronisti che pur di portare a casa il ‘pezzo’ fanno più di uno sconto ai loro pregevoli interlocutori, i teledivi prendono carta e penna per rettificare, avvalorare, protestare, aggiustare. E se non sanno o vogliono scrivere, telefonano. Giorni fa, tanto per dire, aprendo La vita in diretta e con tono sardonico, la solitamente gioviale Mara Venier informava i telespettatori di aver appena chiuso una conversazione al cellulare con il vicedirettore del Corriere della sera. Sul quotidiano era apparsa una noticina sugli ascolti che non era piaciuta alla presentatrice e dunque, a suo dire, avrebbe ristabilito gli equilibri anche nell’interesse delle tante persone che lavorano al programma. Quanta umanità.


Eppure, in vent’anni di rapporti con la Rai, il grande direttore Clemente J. Mimun – già responsabile del Tg2 e del Tg1 – dalle parti di viale Mazzini, di umanità, ne ha ravvisata ben poca. Soprattutto nel momento del trapasso a Mediaset, dove attualmente guida il Tg5, ha avvertito “solo freddezza e cinismo”. Cito testualmente dalla missiva pubblicata dal quotidiano ItaliaOggi, con cui ci informa che mai tornerebbe sui suoi passi, né come capo di Rai Fiction né di Rai1. Va bene, registriamo l’indisponibilità del giornalista, teorizzatore di quel famigerato “panino” propinatoci nelle cronache politiche. Senza chiamare in causa il gran capo indiano Estiqaatsi, opinionista amico di Lillo e Greg in radio, ce ne faremo una ragione.


Più difficile invece rassegnarsi al diniego di Renzo Arbore dinanzi alla proposta di assumere la direzione artistica del Festival di Sanremo. Come sempre l’inventore di tanta eccellente Tv si fa prendere dai tentennamenti, affermando che “non sono i tempi giusti”. Il che, a 75 anni, lascia trasparire un’invidiabile fiducia nel futuro e nelle proprie aspettative di vita e lavoro. Merita i nostri sinceri auguri! Di Arbore ho amato molto Quelli della notte ed Indietro tutta, ovvero il talk show e il quiz genialmente riletti attraverso l’ironia dello showman pugliese, ma anche il delizioso Caso Sanremo (1990), dove con Michele Mirabella e Lino Banfi metteva sotto processo le vecchie glorie del Festival, tra esibizioni canore e situazioni comiche. Dimostrò, in quell’occasione, apprezzabile sensibilità nei confronti della nostra manifestazione musicale più rilevante. E non dimentichiamo, inoltre, che Arbore continua a portare la musica italiana nel mondo con la sua orchestra, perciò il ruolo di direttore artistico sembrerebbe cucito indosso a lui. Niente da fare. Più facile lamentarsi, dentro e fuori dall’azienda. Per tutti.




13 aprile 2012
 
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