Aspettiamo a dare La7 per spacciata, Ruffini avrà da lavorare per darle un’identità

di Mariano Sabatini

Sarà che nei confronti di La7 ho un debito di riconoscenza, più che altro per i giurassici trascorsi professionali con la sua progenitrice: quella Telemontecarlo che utilizzò negli anni Novanta dello scorso secolo le professionalità del compianto Mino Damato, di Gigliola Cinquetti, Sandro Curzi (altrettanto rimpianto), Federico Fazzuoli, Luciano Rispoli, Corrado Augias, Loretta Goggi… ma ogni volta che leggo del presunto tonfo di ascolti che starebbe investendo la rete Telecom mi dispiace, forse, più del dovuto. Già in quel periodo, ben prima del fallito tentativo di Telesogno messo in atto da Maurizio Costanzo e Michele Santoro, si parlava di terzo polo, in alternativa al duopolio Rai e Mediaset. E sarà proprio la parola che porta male!? Oggi un terzo polo affermato c’è ed è quello satellitare di Rupert Murdoch. Avremmo bisogno, tuttavia, di un network generalista in chiaro in grado di contrapporsi ai colossi di cui sopra.


Non arrivo a dire che gli articoli sull’emorragia di ascolti che La7 sta vivendo mi evoca l’immagine di uno stormo di avvoltoi sulla carcassa di qualche grosso animale, perché ritengo che l’emittente in questione abbia eccellenti potenzialità e possa riservarci altre sorprese. Penso anche che sia un po’ presto per allarmarsi o, peggio, gridare vendetta.


Al di là delle diverse risorse investite e del diverso carico pubblicitario, rispetto agli altri poli televisivi, possiamo d'altro canto rilevare che l’attuale palinsesto della rete Telecom (senza considerare La7d, per ora abbastanza irrilevante, tra repliche e proposte alquanto deboli) è stato assemblato per accumulo, accaparrandosi i fuoriusciti. Lo stesso Enrico Mentana, che fa benissimo col suo Tg e anzi ogni sera dimostra come si possa fare un notiziario in grado di “respirare” col paese reale, è un reietto di Mediaset.


In èra berlusconiana, remando contro, risultava ben più semplice racimolare ascolti e consensi. Ed è inevitabile che una rete in overbooking da talk show (Omnibus, Otto e mezzo, L’infedele, Piazzapulita, L’aria che tira, Coffee break, Le invasioni barbariche) veda il suo approfondimento pencolare sul baratro della tautologia. Mentre i contenitori satirici – altro specifico editoriale – si trovano nella infelice condizione di dover individuare in corsa nuovi bersagli e linguaggi, senza la certezza della precedente resa. Così, tanto Serena Dandini con The show must go of, quanto la brava Sabina Guzzanti a Un due tre stella stentano a decollare.


Diamo atto a Paolo Ruffini, appena insediatosi alla guida di La7, di aver avuto poco tempo per dare alla rete una nuova identità, piegandola ai nuovi scenari televisivi e plasmandola come meglio crede. A prescindere dalla meteorologia, in questo senso, la primavera e l’estate saranno roventi per l’ex direttore di Rai3. Auguriamogli, sinceramente, buon lavoro!

30 marzo 2012
 
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