Tanto rumore sulla censura a Celentano che, a sua volta, non si fa scrupoli a tramutarsi in censore

di Mariano Sabatini

La crisi non smette di mordere. Scarseggia il carburante e con esso le provviste. L’Italia è in recessione. C’è stato il terremoto nell’Italia settentrionale… Che avessero ragione i Maya? Ognuno deve, tuttavia, continuare a fare il proprio lavoro con serietà e scrupolo, senza lasciarsi prendere dalla frenesia. Al “povero critico” tocca l’ingrato compito di sottolineare le ipocrisie, le incongruenze, le iniquità del sistema televisivo. Che dire della sordida vicenda che vede protagonisti, come punte di quello che si suppone essere un gigantesco iceberg: il dg Rai, Lorenza Lei, e il guru canterino, Adriano Celentano? Si scontrano due titani: da una parte la boiarda di uno dei maggiori potentati televisivi, dall’altra un “intoccabile” per auto-proclamazione della discografia nazionale. Si fa davvero fatica a parteggiare per una o l’altra.


Celentano divide, è molto amato e molto criticato. Oggi sul quotidiano Metro è apparsa una lettera che trasuda insoddisfazione verso “un personaggio obsoleto… carriera musicale ferma da trent’anni, riciclato come predicatore ecologista…”, e immagino che quella del lettore sia un’opinione abbastanza diffusa.  Negli ultimi anni, il cantante ha fatto parlare di sé più per le intemerate telefoniche (sembra che viva attaccato al piccolo schermo, con una mano sul cordless e il numero di Santoro preselezionato) che per le trovate musicali.


Dobbiamo anche dire che in questo periodo il vate di Galbiate ha un cd nuovo di zecca in promozione. Al Festival di Sanremo – da cui il casus belli con la Lei – sarebbe dovuto andare a titolo gratuito; considerato che la sua presenza nella più grande manifestazione canora italiana avrà di certo ricadute positive sulle vendite dell’album.


Leggo invece che Mazzi parla di un contratto chiuso a una cifra al di sotto degli standard, cosa che non mi tranquillizza affatto riguardo alle già disastrate casse della Rai. Tanto più che l’intenzione dell’ex ragazzo della via Gluck sarebbe quella di utilizzare il palco del festival per lanciare messaggi salvifici al mondo, per i quali chiede giustamente alla Rai libertà massima e nessun controllo preventivo, per coerenza - e poiché di sicuro villa Celentano non ha urgente bisogno di fare cassa - meglio sarebbe stato optare per la partecipazione a titolo gratuito.


A margine della disputa di cui sopra, è bene rivelare un’interessante notiziola. Nelle stesse ore in cui il clan Celentano, con la signora Claudia Mori in testa, battagliano con la Rai – ripeto: giustamente – in nome della libertà di espressione, un giornalista si rigira tra le mani la lettera sgradevole di un avvocato. A Umberto Piancatelli, già autore di biografie su Maurizio Costanzo e Lucio Battisti, quel legale ha fatto recapitare un circostanziato invito a non pubblicare con l’editore Barbera il libro “Celentano talk”, che racchiude gran parte delle interviste rilasciate dall’interprete di Yuppidu nell’arco della carriera.  Sempre di un tentativo di invadere l'altrui margine di espressione si tratta ma, censura per censura, non tutti possono avere l’eco mediatica di un astro della musica pop.


25 gennaio 2012
 
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