

Italiani, popolo di poeti, santi, navigatori ... ha fatto bene Maurizio Crozza a piegare le labbra in un’espressione di schifo alla parola ‘navigatori’, ieri sera nella copertina di Ballarò. Quello che è accaduto nei pressi del Giglio alla Costa Concordia, a dispetto del nome e della rima governata da uno degli uomini di maggiore codardia al mondo, ha provocato movimenti tellurici nei sacelli gloriosi di Cristoforo Colombo, Amerigo Vespucci, Giovanni da Verazzano. Tipini tosti, mica uno Schettino preso a caso. Comandante fantozziano, ricciolino, abbronzatissimo, con le mostrine lucidate da mammà, te lo immagini impegnato a fare il baciamano e a sollevare la gambetta nell’inchino (ah, maledetto vezzo dell’inchino!) come Sordi, lo rivedi pavoneggiarsi nel giro dei tavoli tra signore ingioiellate e mariti biliosi.
Capitano a responsabilità limitata, rapidissimo ad abbandonare per primo la nave che affonda, a mettere in salvo la pellaccia. Imitando i ratti, come sanno i veri marinai. In mancanza di omicidi illustri (quello dei cinesi a Roma non è minimamente appetibile), la tv s’è tuffata a pesce – notare la metafora in tema – nel racconto del naufragio, in tutta fretta apparentato a quello epocale del Titanic nel lontano 1912, con oltre millecinquecento morti, in pieno oceano. A questo punto Schettino chi dovrebbe essere, Di Caprio!? Non scherziamo. Altro che Titanic, questa è una commediaccia all’italiana. E purtroppo la farsa di un gigantesco relitto a pochissimi metri dalla spiaggia del Giglio, tanto che bastava aver frequentato due lezioni di nuoto per mettersi in salvo, si è trasformata in un disastro. Ci sono tanti cadaveri e i corpi senza vita sono destinati a salire.
Inevitabile, perciò, che i palinsesti venissero sconvolti inseguendo quel dolorismo che, negli ultimi anni, si è fatto format autonomo. Bruno Vespa ha sorvolato il corpaccione della nave rovesciata in elicottero. Tutti, ma proprio tutti, gli intrattenitori dei contenitori di ogni fascia oraria si sono dovuti improvvisare esperti di marineria, mangiandosi i gomiti per non aver letto a suo tempo L’isola del tesoro, Ventimila leghe sotto i mari, Il milione, Il giro del mondo in 80 giorni e altri classici in cui in qualche modo entri il viaggio per mare. Hanno cominciato a disquisire di nodi, plance, poppe, prue, biscaggine... che cappio è una biscaggina? Sul dizionario non c’è. Presto, procuratemi un Lessico marinaro!
Intanto gli scampati alla Concordia, meglio se vip (giornalisti, soubrette, maghetti), venivano fatti girare da uno studio all’altro a ripetere l’epico esodo. Mara Venier si scusava di dover interrompere le emozioni con un servizio su Edoardo Vianello, pop singer abituato del resto a districarsi tra pinne, fucile ed occhiali.
La telefonata tra il responsabile della Capitaneria di porto livornese Gregorio De Falco e Schettino è stata mandata in onda ovunque, fino alla consunzione della registrazione. De Falco è diventato l’eroe che, con voce ferma e determinazione, ha invano tentato di mettere il comandante della Concordia di fronte alle sue responsabilità. Nei cosiddetti approfondimenti sulla vicenda è stato e viene detto di tutto e di più, l’unica cosa che vorremmo capire è come le Capitanerie e le altre autorità competenti abbiano potuto tollerare quelle che sembrerebbero essere scellerate consuetudini crocieristiche. Fatali nel caso della Concordia. Magari qualche giornalista di buona volontà e coscienza ci accontenterà.
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