

Per la seconda volta da quando s’è insediato, Mario Monti ha scatenato una ridda di commenti per una partecipazione tv; prima da Vespa e ieri sera da Fazio a Che tempo che fa su Rai3. Inevitabile, in questa società dominata dalla tv diffusa, prescindere dal rapporto con un mezzo così rilevante, sia che si vada a comunicare decisioni epocali sia che si accetti un passaggio davanti alle telecamere per rispondere a delle curiosità giornalistiche. Ammesso, come nel caso di Monti, che si abbia voglia di rispondere senza lasciarsi andare al sensazionalismo pur di elicitare l’ottimismo della volontà, di primitivo valore scaramantico. Con il nuovo governo siamo passati dal clima da lupanare alla rarefazione, forse un po’ soporifera seppure innegabilmente elegante, di un esclusivo club inglese. Se il berlusconismo ha imposto come imprescindibile il carisma del leader, l’èra Monti ha il merito non trascurabile di ridare prestigio sociale allo status di professore. Dal saper fare (che troppo spesso ha coinciso col dis-fare) al fare del sapere. E vedremo se, alla lunga, l’autorevolezza di un docente universitario prestato all’agone politico avrà la meglio.
L’attuale premier si avvale di una forza mediatica non indifferente che nasce dalla vocazione all’impopolarità, pur coniugata a un puntiglio che lo spinge a ribattere – con stile e largo scialo di (auto)ironia – ad ogni rilievo. Dentro e fuori dal video. Fosse pure l’illazione di un Calderoli qualunque, a cui si è accennato anche da Fazio. A tal proposito va riproposta la replica pubblicata sul sito del governo per smentire festeggiamenti nei locali di Palazzo Chigi a carico dei contribuenti e confermare invece “una semplice cena di natura privata, dalle ore 20.00 del 31 dicembre 2011 alle ore 00.15 del 1° gennaio 2012” nell’appartamento privato del premier, alla presenza di “Mario Monti e la moglie, a titolo di residenti pro tempore nell’appartamento suddetto, nonché quali invitati la figlia e il figlio, con i rispettivi coniugi, una sorella della signora Monti con il coniuge, quattro bambini, nipoti dei coniugi Monti, di età compresa tra un anno e mezzo e i sei anni”.
E la nota prosegue: “Tutti gli invitati alla cena, che hanno trascorso a Roma il periodo dal 27 dicembre al 2 gennaio, risiedevano all’Hotel Nazionale, ovviamente a loro spese. Gli oneri della serata sono stati sostenuti personalmente da Mario Monti, che, come l’interrogante ricorderà, ha rinunciato alle remunerazioni previste per le posizioni di Presidente del Consiglio e di Ministro dell’economia e delle finanze. Gli acquisti sono stati effettuati dalla signora Monti a proprie spese presso alcuni negozi siti in Piazza Santa Emerenziana (tortellini e dolce) e in via Cola di Rienzo (cotechino e lenticchie). La cena è stata preparata e servita in tavola dalla signora Monti. Non vi è perciò stato alcun onere diretto o indiretto per spese di personale. Il Presidente Monti non si sente tuttavia di escludere che, in relazione al numero relativamente elevato degli invitati (10 ospiti), possano esservi stati per l’Amministrazione di Palazzo Chigi oneri lievemente superiori a quelli abituali per quanto riguarda il consumo di energia elettrica, gas e acqua corrente”. Un capolavoro di minuziosità e trattenuto umorismo, tipico del professore-premier.
Monti impone al mezzo il suo stile, non si piega alle esigenze, desuete,della telegenìa. Non sorride se non necessario,veste in modo ordinario, parla costruendo periodi complessi, ma sovente spiegando meglio, per attitudine professionale, concetti e termini economici che ai più appaiono oscuri. Non si assoggetta ai tentativi di Fazio che vorrebbe incalzarlo e arriva a dire autonomamente che “non occorrono altre manovre”. Quando il conduttore lo inziga sul presunto ottimismo che lo anima risponde a tono, senza esitazioni: “Ottimismo è una parola forte”. Uno di quei formidabili spin doctor del film Le idi di marzo di George Clooney gli consiglierebbe di evitare, quando si riferisce all’Italia, la trita metafora navale, che fa tanto Orietta Berti... “finché la barca va”. Che sia un catamarano o una nave, nello specifico termine usato dal premier, il possibile naufragio evoca uno scenario drammatico da scongiurare a partire dalla dimensione ideale. Ma sarei pronto a scommetterci, Monti rifiuterebbe l’imbeccata per amore di verità, ancorché scomoda.
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