

Il nuovo anno porterà con sé un regalino ai telespettatori/contribuenti che non si arrendono alla deriva dell’evasione. Il ventilato aumento del canone d’abbonamento Rai, cui accennavo nei giorni scorsi, è stato confermato: a partire dal prossimo gennaio 2012 pagheremo 112 euro annui. Si tratta di un euro e cinquanta centesimi in più, niente di insostenibile, ma richiesti a chi vive l’esazione di questa gabella come un’imposizione intollerabile. A fronte di un’offerta editoriale che, per un motivo o per l’altro, lascia insoddisfatta la gran parte degli utenti. Chi te l’ha detto? Mi si obietterà. Nessuno. Non me l’ha detto nessuno. Da qui il dubbio maggiore.
Prima di inasprire la richiesta economica si sarebbe potuto avviare un sondaggio: capire cosa gli abbonati si attendono dalla Tv pubblica, sviscerare quali siano i nodi da sciogliere. Non è solo una questione di ascolti, in molte fasce orarie in caduta libera, bensì del fantomatico gradimento, sempre sbandierato e parimenti disatteso. Se mettessimo sui due piatti della bilancia i motivi d’orgoglio e quelli di insoddisfazione rispetto ai palinsesti del servizio pubblico, quale pensate si solleverebbe?
Abbiamo un Tg1 affidato ad interim ad un giornalista in odore di pensionamento, perché la politica non ha ancora espresso il nome giusto. Non quello che sappia e voglia condurre il notiziario fuori dalla valle di lacrime in cui l’ha gettato il “dimissionato” Augusto Minzolini, piuttosto un professionista disposto ad assecondare i capricci del potere in voga. Magari lo stesso Minzolini, che ha già avviato il ricorso per riavere la sua poltrona, facendo leva su un cavillo burocratico.
Dovremmo farci carico dell’aumento del canone per questa Rai che si interroga se pagare 630 mila euro a Bobo Vieri ingaggiato a Ballando con le stelle, investe 12 milioni di euro nello show di Fiorello, organizza la nuova Isola dei famosi con Nicola Savino e Vladimir Luxuria, poi rende la vita difficile a Passepartout di Philippe Daverio, cancella Santoro, Dandini, Per un pugno di libri, Vieni via con me di Fazio e Saviano...
Vorrei inoltre ricordare che su nessuna delle tre reti trova collocazione una trasmissione seria di divulgazione letteraria (che è cosa assai diversa dalla promozione editoriale). Non esiste un contenitore sul cinema, e per la verità bisogna rivolgersi a Chi l’ha visto? anche per i grandi film di registi internazionali. Moriremo di fiction su santi, papi e preti investigatori. Del teatro non parliamo nemmeno. Dobbiamo accontentarci, al massimo di Gigi Marzullo,che tra una ravviata del ciuffo e l’altra intervista una starlette ed elargisce qualche secondo di video a un regista o uno scrittore, scelto secondo il suo gusto ultrapop. Più in generale, difficile ravvisare una strategia della Tv pubblica che non sia l’inseguimento, e per certi versi l’imitazione, dei competitor commerciali.
In questo senso, come accade per i bouquet satellitari e del digitale Mediaset, si potrebbe pensare a pacchetti che differenzino le quote dell’abbonamento Rai. Chi è in cerca di news, documentari, divulgazione e buoni film pagherà un tot, chi vuole sbracarsi davanti agli show faraonici pagherà tutt’altra tariffa. Intanto, visto che nessuno ha pensato di chiedere agli abbonati cosa pensino dell’aumento, se volete, avete a disposizione lo spazio dei commenti in calce. Mi farò carico personalmente di inviare tutto ai vertici Rai, perché almeno sappiano. Intanto, prepariamoci a pagare.
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