

Ogni anno, più o meno in questo periodo, arrivano i nuovi spot Rai sul rinnovo del canone. A volte appaiono ben congegnati e in grado di assolvere al non raffinato compito di spingere i telespettatori a corrispondere una delle gabelle meno amate della storia; altre si rivelano in tutta la loro rozzezza. Stavolta arrivano addirittura a rammentarci che il pagamento del canone non “è solo un gesto di civiltà, è un obbligo”. Tante grazie! Obbligo: gran brutta parola, strategicamente sbagliata anche solo per tentare d’invertire l’ampia attitudine all’evasione.
Il testo dei commercial firmati McCann recita: “Un tributo a chi ha imparato a insegnare, senza smettere di imparare... a chi nel suo mestiere ci mette la faccia ma soprattutto la testa... a chi sostiene l’impegno sociale ed educativo...”. A parte l’italiano fantasioso e ai limiti del criptico (“ha imparato a insegnare...”?), colpisce l’ipocrisia di un proposito (l’impegno sociale ed educativo) spinto ai margini di un’attività produttiva in cui il servizio pubblico lambisce territori arditi. E viene per lo più distratto dai faraonici varietà di Fiorello, dai contratti sontuosi per i ballerini della Carlucci, dalle canzoncine mal interpretate dai bimbi della Clerici. Non a caso per supportare un simile peana al non esistente, quegli spot utilizzano le immagini consunte del fu maestro Manzi, defunto nel 1997 e da tempo immemorabile senza degni sostituti lontano dagli studi Rai, e di Piero Angela, grande divulgatore, purtroppo non centrale nell’offerta della tv pubblica. Chi è in cerca di spazi umani deve andarseli a cercare ad orari impossibili, e su reti (Rai 4 e 5) sparse per la landa digitale.
Intanto apprendiamo che la signora Milly Carlucci, incredibilmente scossa nella sua crioconservata imperturbabilità, accetta di ridurre i compensi alle star di Ballando con le stelle. E senza tener conto delle stalle a cui potremmo essere condannati a breve, si permette di eccepire che al suo show serve splendore. Si parla di 630 mila e 430 mila euro, cifre considerevolissime seppur ridotte del 30% come chiesto da viale Mazzini, destinati a Bobo Vieri e Gianni Rivera, a cui vanno aggiunti i cachet di altre starlette, tra le quali Lucrezia Lante della Rovere.
La partecipazione a Ballando con le stelle ha garantito un ritorno di riconoscibilità ad attrici un po’ appannate come Vittoria Belvedere e Barbara De Rossi. Non si capisce, dunque, perché Vieri o Rivera, destinati a pensionamenti dorati, non debbano accontentarsi dell’indotto creato da un grande show su Rai1 e di compensi di gran lunga più modesti. Se l’esborso per casting del genere non incide sulla messe del canone, la disastrosa situazione finanziaria della Rai non può esimerci dal ritenere urgente una seria opera di contenimento dei costi, unita ad una revisione editoriale all’insegna di qualità, idee, buon gusto, eleganza non solo formale.
L’altra sera Fabio Fazio ha proposto uno strano “speciale” Jannacci, quasi senza Jannacci (in arrivo sul finale), ma con Vanoni, Pozzetto e Ponzoni, Dario Fo, Teocoli, Boldi. Una serata costruita attorno all’intuizione formidabile del “vengo anch’io, no, tu no”, con apporti di altissimo valore artistico – compreso un Nobel in grande spolvero – a naso sideralmente distanti dai corrispettivi economici di due esosi ex calciatori. Alla Rai è richiesto lo splendore della creatività, non dello sperpero. Tra l’altro, per il 2012 si annuncia un piccolo aumento del famigerato canone, nell’ordine di un euro e cinquanta cent, poca roba, in aggiunta tuttavia ai tanti aumenti in corso. In linea di principio si tratta un incremento inaccettabile, difficile da far passare come necessario.
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