Da Zalone che imita Misseri al ritrovamento della salma di Mike, il macabro si addice alla tv

di Mariano Sabatini

Finalmente Mike Bongiorno tornerà ad avere degna sepoltura. Il presentatore dei presentatori ebbe una vita avventurosa (sperimentò addirittura il carcere durante la seconda guerra mondiale, lì conobbe Indro Montanelli) e dopo morto gli è toccata un’inattesa tournèe: bara con vista. Nel profanare il mausoleo funebre di Mike, i trafugatori hanno compiuto una clamorosa indegnità, eppure allo stesso tempo hanno sancito in modo plateale la singolarità dell’uomo. Di Mike ce n’era uno, infatti, non verrà mai in mente a nessuno di rapire la salma del signor Guido Guidi, medico di famiglia, o di Maria Rossi, casalinga di Brembate. Sebbene per certi versi disgustoso, l’accadimento servirà – lo possiamo dire ora che tutto torna al suo posto – ad alimentare il mito del “medioman” per eccellenza, che poi tanto medio non era. Tanto per dire, di nessun uomo televisivo italiano si è scritto tanto e come di Bongiorno: in vita lo celebrò Umberto Eco con la Fenomenologia, in morte Giancarlo Liviano D’Arcangelo ha dato alle stampe presso Fandango il significativo reportage Le ceneri di Mike. Anche dall’al di là, il re del quiz non lascia, anzi raddoppia la presa sul girotondo mediatico.   


Il macabro si addice a questa tv dalla spiccata vocazione funebre, che a tutte le ore flirta coi cadaveri, la “nera” e i suoi cantori. Le Palombelli, i Garofano, le Boralevi, i Meluzzi-Liguori-Bruzzone... Per non dire dei conduttori (Brachino, Sottile, Vespa, Vinci, Venier, Infante) che vivono per dar conto di ogni pur insignificante risvolto delle indagini. Spesso addirittura anticipando i fatti, contribuendo all’horror fiabesco in cui la tv ci precipita.


Una volta Leonardo Sciascia definì “professionisti dell’antimafia” quei magistrati che erano facilitati nella carriera dal loro impegno contro Cosa Nostra. Credo che, parafrasando lo scrittore siciliano, potremmo cominciare a parlare di “professionisti dell’anticrimine”,  gongolanti nell’ego, nello spasmodico desiderio di presenzialismo, nell’attitudine a spacciare opinioni, in questo ininterrotto sabba di sangue.


Penso a oscuri cronisti, giallisti di infimo ordine letterario, poco più che casalinghe disperate sempre in tv a rumoreggiare intorno ai delitti o alle morti eccellenti. Se non fosse drammatico, dovremmo ridere dell’inconsapevole grottesco a cui si condannano lor signori. Ho ascoltato un celeberrimo penalista congratularsi con autori e conduttori della Vita in diretta, di cui è ospite quotidiano, per aver contribuito in modo decisivo al ritrovamento del corpo di Mike tenendo desta l’attenzione sul caso. Lugubre gratitudine, un po’ pelosa. Nella stessa trasmissione un giornalista di Panorama, con poco più di 400 adoratori sulla pagina auto celebrativa di Facebook  e il posto riservato sul divanetto di Rai1, ha difeso la tv che sguazza nella cronaca nera, poco prima di trasferirsi nello studio di Matrix su Canale5 a fare il riepilogo su Novi Ligure. Due passaggi in un sol giorno. Bingo. Segnalare allo Show dei record.


Se per incanto, da un giorno all’altro, svanissero tutti i serial killer dalla faccia della Terra, questi figuri sarebbero condannati all’oblio e ad annessa disperazione. Un farmacologo, Philippe Pignarre, sostiene che sarebbe l’industria medica a determinare l’epidemia di depressione. Parimenti, potremmo ipotizzare che sono gli impavidi scudieri del cordoglio digitale a legittimare l’industria dell’anticrimine. Non potendo eliminare i delitti, staremmo certo meglio se rinunciassimo ai vari salottini macabri.


Ci si è messo pure Checco Zalone, con la sua discussa imitazione di Michele Misseri, a fornire occasione di pubblico doppiopesismo morale. È sbagliato, per gli avventori di Domenica 5 dentro la notizia, condotta dall’esperto di deontologia professionale Claudio Brachino, che la satira sconfini nello sbeffeggiamento del dolore. La contrizione a chiamata invece va bene. Da segnalare, in quel fondamentale dibattito, un incontro/scontro epico tra Salvo Sottile (che persino in quel contesto invitava ad “accigliarsi”, per dire quanto gli aveva fatto piacere la parodia di Fiorello) e l’onnipresente Antonio Marziale, presidente dell’Osservatorio sui minori, al quale andrebbe spiegato che qualche invito si può anche rifiutare. Che i più piccoli vanno difesi dalla tv, non per forza in tv. Non c’è tempo, sigla, tutti a casa ad attendere il prossimo arruolamento, e a riflettere che non tutte le imitazioni vengono per nuocere.  




12 dicembre 2011
 
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