Con la "carognata" fatta ai pensionati, che Monti metta la faccia in Tv dobbiamo considerarlo un atto di coraggio

di Mariano Sabatini

Abbiamo, con Mario Monti, un nuovo e per certi versi affascinante protagonista del bailamme mediatico. Nessuno dubita più che i soggetti politici vadano ormai trattati come protagonisti televisivi. Nel rimarcarlo si rischia di scivolare nell’ovvietà,  il che ci dà le dimensioni del fenomeno. Così, domenica sera,  la conferenza stampa di presentazione del cosiddetto decreto salva-Italia diviene per La7 occasione per stravolgere il palinsesto ed allestire una lunga diretta, nella certezza che i risvolti spettacolari non mancheranno. Obiettivo centrato appieno. Il Paese palpitante era tutto lì e se ne avvertivano i cinguetti tra Twitter e Facebook, mentre la Rai dormiva i sette sonni. Probabilmente, per non attenuare la deflagrazione della comparsata del neo premier ieri sera a Porta a porta, terzo ramo del Parlamento ma qualche volta, e qui sta il male, primo e secondo. Le polemiche che hanno preceduto l’apparizione su Rai1 sono state tanto furibonde quanto inutili.


Se l’analista politico Oscar Giannino, giornalista credibile seppure variopinto, definisce una “carognata” l’intervento oppressivo sulle pensioni medio-basse, la disponibilità di Monti a render conto – senza le buffonate del famigerato contratto con gli italiani – dobbiamo considerarlo un atto di coraggio. Il presidente del Consiglio ci mette la faccia, anche a costo di farsela riempire di schiaffi, e chiarendo che è lì non per massaggiare l’autostima di Bruno Vespa.


Conoscete Benjamin Malaussène? Monti ricorda vagamente l’eroe di Pennac e svolge con dignità e compostezza il ruolo di capro espiatorio che la politica gli ha ritagliato addosso.


Chissà cosa si sarebbe inventato il suo predecessore trovandosi, in quella conferenza stampa, davanti a una ministra in lacrime perché costretta a perpetrare un’ingiustizia in nome del risanamento. Forse addirittura un po’ infastidito, Monti-Malaussène si è affrettato a sostenerla per non dilapidare il clima di grande sobrietà in cui il suo governo agisce. In ogni caso, la notizia del pianto ha fatto il giro del mondo e diventerà segno di restaurazione dopo il sabba delle berlusconate. Pianto, sincero non v’è dubbio, opposto a corna, barzellette, urla davanti alla regina Elisabetta, appelli dal predellino.


Ad un certo punto, sempre durante quell’incontro coi giornalisti (quante cose si è persa la Rai!), si è alzato Gustavo Selva, onusto di anni e cattiva fama, per invitare il premier a rinunciare ai suoi emolumenti. Peccato che la cosa fosse stata poc’anzi annunciata. Nonostante ciò, anziché infierire sulla sordità e/o distrazione di quello che ai tempi in cui dirigeva il Gr Rai fu soprannominato “radio Belva”, Monti  ha attribuito l’equivoco alla propria dizione fallace. Aplomb di marca anglosassone che ben si addice all’austerity in cui affondiamo.  


Siamo in una nuova fase della nostra storia piccola piccola. Non è più tempo di risse o cincischiamenti. Giusto pretendere a gran voce equità, riduzione dei privilegi, annullamento delle posizioni di rendita, senza tuttavia confondere il fine coi mezzi. Lo scontro, anche televisivo, dovrebbe mirare ad ottenere, non autoalimentarsi.




07 dicembre 2011
 
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