

Spira un vento nuovo in tv. Il passaggio di governo, da quello berlusconiano a quello tecnico di Mario Monti, almeno un esito positivo lo ha prodotto. Se lo spread stenta a farsi domare per evidenti cause sovranazionali, da un giorno all’altro i rapporti tra il nuovo premier e i colleghi Merkel e Sarkozy sono diventati idilliaci e, grazie alla televisione diffusa (telecamere piazzate ovunque che danno vita ad ininterrotto talk show), possiamo verificarli senza soluzione di continuità o quasi. Allo stesso modo abbiamo visto abbassarsi repentinamente i toni nelle svariate trasmissioni di approfondimento giornalistico.
Ne avevamo bisogno, il tasso di rissosità tra le opposte fazioni parlamentari cominciava a procurare infezioni nel quotidiano. Persino nelle assemblee di condominio o in fila alle Poste si sentiva dire: “Mi lasci parlare, io non l’ho interrotta”. La tv ad personam, che ruotava attorno alle beghe e alle trovate di Silvio Berlusconi, aveva distolto autori e conduttori dai reali problemi della gente. Ieri sera, a Ballarò su Rai3, persino l’ex ministro Angelino Alfano, attuale segretario del Pdl, è apparso rilassato, addirittura sorridente davanti alla copertina di Maurizio Crozza. Certo, ci ha provato a riportare la discussione sul Capo, a proposito degli spread che non accennano a diminuire, per fortuna Floris ha tenuto la barra dritta. Si parlava delle condizioni in cui versano i conti degli italiani, dei nuovi poveri, di quello che ci aspetta. Roba seria. Con tutto il tempo perso.
Senza la benzina dell’antiberlusconismo, elemento psicotropo che finora ha drogato gli ascolti, la tv dovrà affrontare la disintossicazione. Dura, eppure necessaria. Non è un caso che Santoro con Servizio pubblico abbia scelto di perseguire la via sdrucciolevole di una conversazione più riflessiva. Via dalle pazze telerisse, così remunerative in zona Auditel. Probabile che agli intervistatori sembri vero di dover rimanere inchiodati ai contenuti: niente caciara salvifica, duro lavoro di scaletta. A Otto e mezzo (La7) Lilli Gruber ha chiesto all’ingegner De Benedetti come faranno i suoi giornali ora che Berlusconi non è più al governo. Contribuiranno alla “ricostruzione” dell’Italia, ha risposto l’editore, prontissimo a spiegare la differenza tra considerarsi avversario od oppositore dell’ex premier.
L’occasione di contribuire alla restaurazione del Paese è troppo ghiotta per la televisione. Se qualche serata di noia, fatta di dati e civilissimi confronti, è il prezzo da pagare, lo paghiamo volentieri. Riapriamo lentamente gli occhi sulla realtà, come si fa dopo un lungo periodo di buio. La comprensibile fisiologica flessione degli ascolti magari saprà generare un’attenzione di marca non voyeuristica. La qualità invece della quantità. Non è ancora finita, intendiamoci. Bamboline e fantocci geneticamente programmati per le azzuffatine sono purtroppo tuttora in circolazione. Stamane, ad Agorà, la Santanché provava a disturbare una seria discussione sulla responsabilità delle banche, senza accorgersi di fare la parte della sopravvissuta fuori tempo massimo. Nessuna sorpresa: la riabilitazione prevede qualche ricaduta.
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