Il nuovo docureality dei bimbi messi a dieta è una gogna mediatica moderna

di Mariano Sabatini

Si cucina e si mangia più in tv che nelle case, regno del precotto, surgelato, preconfezionato. Quando scopre un filone aureo il piccolo schermo lo scava fino ad esaurimento. Compreso quello dei telespettatori. Lo spadellamento televisivo ha origini antiche. Qualcuno ricorderà la grande Ave Ninchi, attrice di innata simpatia ed esuberante fisicità, protagonista di tanto cinema popolarissimo: nei lontani anni Settanta del secolo ormai scorso, conduceva con il critico enogastronomico Luigi Veronelli, A tavola alle 7 sulla Rai; autore quel genio di Sergio Paolini (Il Musichiere). Possiamo dunque considerare la rotondeggiante Ave la nonne di tutte le Clerici. E Wilma De Angelis, presentatrice dagli anni Ottanta di Sale, Pepe e Fantasia per intuizione dell’allora direttore di Telemontecarlo Paolo Limiti, la zia delle future cuciniere da telecamera. Poco prima, Luciano Rispoli si era interrogato su come risolvere i problemi della masticazione e deglutizione coniugate ad un’amabile dialogo con i suoi ospiti di Pranzo in tv su Rai1. Questi, gli esordi.


Dopo la nascita di quella sitcom quotidiana che è diventata La prova del cuoco - per il quale (con tutta la buona volontà della supplente Elisa Isoardi) non mi riesce di immaginare una padrona di casa più giusta di Antonella Clerici- gli studi di tutti i network sono stati pervasi dai profluvi di manicaretti dei molti cooking show in programmazione. La7 ha strappato Benedetta Parodi a Italiauno e la sua cucina “cotta e mangiata” a I menù di Benedetta, tra scatolame e sfoglie pronte, conquista telespettatori ogni giorno. La cucina in tv è una consolazione anche per il merchandising: libri, fascicoli, sponsor, strumenti con il marchio delle trasmissioni.


Non parliamo di Sky, sul satellite le aspirazioni pantagrueliche, unite alla fantasia titolistica degli autori, raggiungono vette inimmaginabili nel tentativo di enfatizzare l’agone e stimolare, oltre all’appetito, la curiosità di chi guarda: L’appetito vien viaggiando  (NatGeoAdventure) , Master chef  (Cielo e SkyUno ), Il boss delle torte (Real Time), Club delle cuoche (Alice), La mia grossa grassa cucina greca (Discovery Travel),La guerra delle torte (Lei)... L’elenco potrebbe continuare.


Ma alla tv calorica da un po’ di tempo -è questa la novità- va affiancandosi quella colpevolista di format come Una famiglia a dieta di FoxLife. Con un coach-ipnoterapista-conduttore, l’invasato Steve Miller, che si aggira berciando: “Via quei fondoschiena flaccidi, sciogliete quel lardo, palle di grasso!”. In questo docureality sciogli-pancia, superobesi, dallo spiccato istinto masochistico che li spinge ad aggiungere sfiga a sfiga, accettano di farsi insultare ed esporre al pubblico ludibrio pur di documentare il proprio dimagramento in tv.


Sulla stessa rete, da stasera alle 22, arriva Tesoro, salviamo i ragazzi! con il ricercatore Marco Bianchi, filiforme come un asparago, impegnato a convincere due genitori in chiaro sovrappeso a provare un regime alimentare più sano. Già forse con una quindicina di chili in più, la bimba si nutre solo di salame, pasta condita con mattoncini di burro e lasagne. I due robusti genitori, mettendo a tacere la genetica, hanno bisogno di uno shock per darsi una mossa: la computer grafica mostra loro come sarà la pargola a quarant’anni. Drammaticamente sfasciata. Per cui i pianti della piccina, costretta a mangiare in pubblico il cibo ipocalorico prescritto, sembrano il dazio necessario. Non viene loro in mente che esistono dietisti discreti, dispostissimi ad agire nel chiuso dei loro studi, non scrutati da occhi elettronici.


Significativo che il perdere peso, somma ambizione di questi tempi, debba riesumare – come opportuno contrappasso alla crapula – l’antica gogna di piazza.




25 novembre 2011
 
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