Il ritorno di Fiorello su Rai1 è una buona notizia ma non mancano le perplessità

di Mariano Sabatini

Dal 14 novembre prossimo avremo il piacere di goderci le performance di Rosario Fiorello su Rai1. Ancora. È lo stesso showman, si apprende dall’Ansa, a svelare negli spot in onda in questi giorni su Radio1 la data di partenza del nuovo programma. ''Faccio la voce impostata perché in tempi di crisi non si può avere uno speaker'', scherza lo showman, annunciando che Buon varietà continua in tv e allo stesso tempo dando una spettinata – come si conviene a un giullare che tutto può dire – a chi ha male amministrato la tv pubblica in questi anni. È una buona notizia, il ritorno di Fiorello in video, e merita tuttavia qualche distinguo.


L’entertainer siciliano è affetto da due patologie che ne ridimensionano affabilità e meriti, soffre cioè di baudismo e arborismo. Vengo e mi spiego. Quando si produce nei suoi numeri di cabaret musicale o nelle formidabili imitazioni (poche su tutte: un Mike Bongiorno esilarante che strapazza i bambini, il tabagista Andrea Camilleri, un ruvidissimo Ignazio La Russa, o meglio “la rissa”) vorresti abbracciarlo, tanto è bravo. Non particolarmente originale, piuttosto degno erede dei Walter Chiari e degli Alighiero Noschese, onesto continuatore della comicità all’italiana. Venata di eleganza e raramente sguaiata. I suoi show del sabato sera, con ospiti internazionali, scenografie lussuose e grandi orchestre, a fronte di budget faraonici  rendono alla rete che li ospita ascolti ragguardevoli. Guai a non ricordarlo ad ogni intervista e con comunicati sussiegosi. Il “povero” Mauro Masi stava per beccarsi una querela per aver osato mettere in dubbio l’esperimento di Fiorello, tra teatro tenda e tv, sul bouquet Sky. Il Pippo Baudo che è in lui – sono anche conterranei, impastati con peperoncino siculo – ha avuto un sussulto. Ci è mancato poco che prorompesse: “Sky, l’ho inventata iooooo!”. Io sesso, avendo scritto che gli spot post mortem con Mike mi sembravano di cattivo gusto, ho dovuto sorbirmi le rampogne di una sua solerte addetta stampa.


Da Renzo Arbore, ormai più incline a celebrarsi che a intrattenere il pubblico con trovate e nuovi programmi, dopo però aver inventato cult come Bandiera gialla alla radio e Quelli della notte e Indietro tutta in tv, Fiorello ha ereditato l’attitudine a farsi desiderare. Spesso e volentieri distribuendo addirittura giudizi sulla stagnazione di cui soffre la tv. La stessa che non consente di vedere nascere  e rafforzarsi nuovi talenti. Il parco dei nomi in grado di reggere la prima serata si rinnova con una lentezza biblica. Mentre grandi nomi (Daniele Luttazzi, Corrado e Sabina Guzzanti) vengono tenuti in esilio per opportunità politica.


Per questo ci ritroviamo a sognare il ritorno di Fiorello e a gioire quando, finalmente, decide di poter mettere fine alla latitanza artistica.




17 agosto 2011
 
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