Se il presidente di Confindustria parla esattamente come uno di rifondazione comunista

di Giampiero Mughini

E per quanto sia divenuto difficile stupirsi di quel che succede nella nostra povera Italia, mai era successo che un presidente di Confindustria parlasse esattamente al modo di uno di Rifondazione comunista. E invece è successo un paio di giorni fa, quando il neopresidente di Confindustria. Giorgio Squinzi, ha accusato il governo Monti di star attuando una sorta di "macelleria sociale" con i suoi progetti di spender meno in fatto di sanità e pubblica amministrazione. E difatti l'assemblea della Cgil che lo stava ascoltando è subito scoppiata in applausi.


Ora figuriamoci se ciascuno non ha il diritto di parlare come crede. Solo che se il presidente di Confindustria usa nei confronti del governo gli stessi identici termini che avrebbe usato un leader di Rifondazione comunista oppure un Antonio Di Pietro, vuol dire che c'è qualcosa di storto nel nostro Paese. Vuol dire che le parole sono pronunciate in assoluta libertà, come al bar tra ubriachi. Vuol dire che in giro non c'è più una bussola che sia una. E un Paese moderno senza bussola non va neppure da qui a lì dirimpetto.


Che lo Stato dovesse risparmiare in termini di spesa pubblica, e dunque in fatto di costi e degli ospedali e dei tribunali e dei stupendi pagati a fine mese ai dipendenti di Comuni e province, sembrava che fossimo d'accordo tutti. Se i soldi non ci sono, da qualche parte bisogna risparmiare. E a meno di non mettere nuove tasse. Ovvio che bisogna risparmiare sui costi della politica, e che tra senatori e deputati ne abbiamo più di quanti sarebbero necessari agli Usa e all'Urss messi assieme. Se da mille che sono li riducono a trecento, io solo applaudo.


Epperò quei risparmi non bastano. Con lo spread a quei livelli terrificanti il costo del debito pubblico (l'interesse cui lo Stato paga i soldi che ci servono a tenere aperta la bottega di cui tutti facciamo parte) ci sta divorando vivi. Come dice il governatore della Banca d'Italia, almeno metà di quello spread è frutto della speculazione. Sicuro. Solo che la speculazione tanto più infierisce quanto più noi dimostriamo di essere un paese vulnerabile e dalle prospettive politiche le più incerte e contraddittorie. Sì o no è un continuo dire di tutti i partiti e partitelli "Votiamo, votiamo!"? E se andiamo a votare fra tre mesi o fra otto che succede poi del nostro debito pubblico, del fatto che ancora quest'anno le spese dello Stato superano gli incassi del 7-8 per cento? A quel punto chi si farà carico della nostra sopravvivenza come democrazia industriale e mentre i cialtroni gridano alla "macelleria sociale" appena si intacca di un minimo la spesa pubblica?


Datemi voi una risposta, quelli di voi che andranno a votare perché dal risultato elettorale si aspettano qualcosa di meglio. Non so che cosa esattamente, ma certamente qualcuno di voi si aspetta qualcosa di meglio in fatto di vita quotidiane e di prospettive comuni, e seppure siamo in un Paese dove un ex ministro dell'Interno (il leghista Roberto Maroni) fa campagna affinché i cittadini non paghino il rateo Imu. Siamo tutti qui a dire che l'Iva sui beni di consumo non va aumentata perché a quel punto davvero nessuno entrerà più in un negozio. Il governo dice che per non trovarla bisogna trovare da qualche parte 6 miliardi di euro. Qualcuno di voi indichi dove trovarli. Togliere a tutti le auto blu, ad esempio. D'accordissimo, e se è per questo io sono uno che va in autobus perché non ho auto. Ma dubito che basti. Sono anzi sicuro che non basterebbe. E allora, a chi togliere, chi "far piangere"?


Ps. E a proposito di "macelleria" quella vera, mica male che un vicecomandante di Polizia chieda scusa per quel che accadde alla scuola Diaz di Genova undici anni dopo. Prima, e prima delle tre sentenze della magistratura, si era guardato bene dal farle quelle scuse. Razza di cialtroni.




09 luglio 2012
 
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