I giorni dell'Imu, ovvero i giorni dell'ira. E per molte famiglie è la disperazione

di Giampiero Mughini

"I giorni del'ira" era il titolo di un film che avevo visto da ragazzo. I giorni del'ira sono quelli della nostra vita immediata e quotidiana di metà giugno del 2012, i giorni in cui dobbiamo pagare l'Imu. Decine e decine di milioni di famiglie stanno calcolando il salasso fiscale che colpirà il bene essenziale della gran maggioranza degli italiani, il tetto sotto cui ognuno di noi si protegge dal fredo e dalla pioggia ma anche la casetta in collina o al mare dove in molti passano qualche week-end o magari una o due settimane d'estate. Per quel che mi riguarda, il mio commercialista ha calcolato il primo rateo da pagare il 18 giugno e sulla casa dove vivo e sullo studio-biblioteca da cui ricavo di che campare. Tenendo presente che i calcoli non sono ancora definitivi, perché da qui a fine anno i comuni aumenteranno le aliquote e sulla prima e sulla seconda casa, rispetto al tempo in cui già pagavamo l'Ici sulla prima casa (poi abolita da Silvio Berlusconi) pagheremo quest'anno tre volte tanto. Più ancora. Al tempo in cui era stata abolita l'Ici sulla prima casa, a compensare le mancate entrate dei comuni erano state aumentate le addizionali Irpef comunali e regionali. Ci troviamo dunque adesso a pagare un'Imu sulla prima casa e per giunta aumentata, addizionali che erano e restano aggravate, un'Imu sulle eventuali seconde e terze case aumentata di molto.


Per molte famiglie è la disperazione. Famiglie che non arrivano alla fine del mese, non hanno di certo di che pagare questo balzello aggiuntivo. Le lettere ai giornali sono colme di questa disperazione. La lettera di una giovane donna che non ha reddito né lavoro ma solo il tetto sotto cui vive. Da dove li prenderà i soldi di che pagare l'Imu? Oppure gli imprenditori edili che hanno costruito dei palazzi i cui appartamenti non riescono a vendere perché nessuno più compra. Ebbene, dovranno pagare l'Imu sugli appartamenti vuoti e che nessuno utilizza? Oppure chi lavorava la terra e magari ha una baracca nella quale custodisce gli attrezzi agricoli, ebbene uno così deve pagare l'Imu sulla baracca o sulle baracche. Valga per tutti la lettera che un imprenditore emiliano cui il terremoto ha buttato tutto giù ha inviato al Capo dello Stato: "Non voglio da voi né un discorso né una lacrima. Voglio solo che mi diate i soldi che mi dovete da anni e che mi restituiate tutta l'Iva che vanto a credito". Penoso che in una situazione del genere, si sia comunque tenuta la sfilata celebrativa del 2 giugno con annesso buffet al Quirinale riservato agli invitati tutti gongolanti. Andava abolita e basta, e risparmiati i tre milioni di euro che pare sia costata. Una questione elementare di gusto.


E con tutto questo non ha senso puntare il fucile contro il petto di Mario Monti e del suo governo. Lui ha ereditato un disastro lungo quarant'anni, quarant'anni di governi di destra o di sinistra o di centro che procedevano impavidi nell'arte di innalzare il debito pubblico fino a quote stratosferiche: e questo per viltà, perché non avevano il coraggio di dire agli italiani che stavamo vivendo al disopra delle nostre possibilità e delle nostre risorse. Ho appena letto una lunga intervista a Beppe Grillo (su Sette) in cui il leader del "Movimento 5 Stelle" annuncia quello che è il suo gran cavallo di battaglia, la raccolta differenziata della monnezza, ovvero il fatto che ognuno di noi debba mettere (ma certo!) la bottiglia nel cassonetto delle bottiglie e i giornali nel cassonetto della carta. Attualmente a Roma la raccolta differenziata è al 20 per cento. Ci vorrebbero le SS accampate in ogni quartiere di Roma per portarla al 65 per cento. Campa cavallo. Fosse quello il punto cruciale della nostra attuale catastrofe, e non i costi della sanità pubblica, un fisco vorace con gli onesti e contemporaneamente un'evasione fiscale record, un'amministrazione pubblica costosa e barocca, una giustizia civile i cui tempi sono da paese africano abitato da cannibali. A questo siamo. E nessuno di noi sa dove stiamo andando, dato che al peggio non c'è fine.


Poscritto. Nell'ultima puntata di questa rubrichetta, mi spiace non aver letto la risposta di "cimablue2" a una mia precedente noterella, risposta che era stata cassata e dove mi auguro non ci fossero insulti brucianti nei miei confronti. Se il nostro amico legge queste righe, me la mandi pure al mio indirizzo mail: mughi@ats.it. La leggerò con piacere.




04 giugno 2012
 
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