Rifiutare il berlusconismo o l'antiberlusconismo non vuol dire non avere "obiettivi morali e sociali"

di Giampiero Mughini

 Un lettore di questa rubrica che ha per nome di battaglia "cimablu2" mi ha rimproverato di non essermi posto in questi anni di lavoro alcun "obiettivo morale e sociale" e di avere scelto invece di "recitare" nei salotti Tv. Immagino volesse rimproverarmi di non tifare per questo o quell'altro protagonista della baruffa politica attuale, di non fare da testimonial dell'una o dell'altra fazione in campo, di non scodellare una riga sì e l'altra pure le ricette con cui conquistare il Bene Assoluto nella vita terrena, di non annoverarmi fra quei Napoleoni della tastiera mediatica che in dieci righe di un twitter o di una mail spiegano per filo e per segno come va il mondo. Non capisco neppure bene il suo riferimento ai "salotti Tv". Dove vado solo di tanto in tanto, e sempre come ospite quanto di più precario, perché per l'appunto non rappresento alcuna chiesa o fazione o salotto o gang ma solo me stesso e le due o tre cose che credo di sapere.


Contrariamente a quanto crede "cimablu2" nel nostro lavoro di comunicatori per iscritto e per orale premia infinitamente di più l'appartenenza, l'identità faziosa e partigiana, il ripetere al'infinito lo stesso ritornello a favore dei Bianchi o dei Neri. Fuor di metafora, nel giornalismo di questi ultimi vent'anni ha premiato alla grande l'appartenenza all'industria del berlusconismo o a quella opposta dell'antiberlusconismo, industrie per le quali io non ho lavorato un solo minuto della mia vita. L'industria del berlusconismo è lì sotto gli occhi di tutti, il Tg di Augusto Minzolini, gli scritti e le tirate di Vittorio Sgarbi, quel giornaletto settimanale che era stato un grande giornale e che ha nome "Panorama", il lavoro di un intellettuale sia pur di gran talento come Giuliano Ferrara, il quotidiano che era stato fondato da Indro Montanelli e che adesso dirige a colpi di durlindana Alessandro Sallusti. E questo tanto per fare degli esempi.

Dall'altra parte le trasmissioni animate dalla verve dei fratelli Guzzanti, tutta intera Rai3 (la rete televisiva che al tempo della spartizione delle spoglie da parte dei partiti della Prima Repubblica era toccata al Pci), tutte intere le artiglierie messe in campo dai bravi giornalisti del "Fatto" (un quotidiano che leggo tutte le mattine), giornalisti e giornaliste che dicono la loro sulla "casta" dei politici dopo essere passati dalla carica e dal lauto stipendio di europarlamentari dell'ex Pci, ogni ora di trasmissione televisiva (talvolta eccellente) condotta da Michele Santoro con annesso canto di "Bella Ciao", le facce accigliatissime da quanto sono carichi di passione per il Bene di Fabio Fazio e Roberto Saviano quando ci spingono a usare "parole" di cui portare la responsabilità" (e naturalmente sono d'accordissimo, tanto è vero che ho cercato di farlo per tutta la vita e che per questo sono stato congedato dalla buona parte dei giornali ai quali ho collaborato e a parte quelli da cui mi sono dimesso, l'ultimo per l'appunto "Panorama"). In tutti questi casi, e talvolta si tratta di casi professionalmente eccellenti, l'"obiettivo morale" di chi parla e scrive è chiarissimo. O per lo meno risulta chiaro a un pubblico ampio, un pubblico che riconosce una verità che gli è cara, che impugna l'una o l'altra delle bandiere sventolate nel nostro Paese. Per ognuno di loro c'è già schierato in partenza il pubblico di Rai3 o il pubblico del "Giornale", ivi compresi quelli che pensano che i comunisti mangino i bambini cinque volte al giorno quanti sono i pranzi.


Che volete che vi dica. Quelle verità e quelle bandiere non sono le mie, nemmeno un poco. O per lo meno non sono le verità che io giudico essenziali per quel che è del mio lavoro. Per dire dell'orchestra intellettuale cara alla sinistra, la più parte di quelle verità mi sembrano banalità che a dirle basterebbe uno con la terza elementare. Che ci siano politici di governo (tanti) che rubano e che sarebbero indegni persino di fare i portieri in un condominio, è talmente ovvio. E' talmente ovvio il disagio di noi tutti nel vedere che il nostro capo del governo era imputato in una serie di processi gravi e talvolta gravissimi. E' talmente ovvio lo scandalo di quegli imbecilli con la camicia verde che si rifiutavano di cantare l'Inno di Mameli. Esistono montagne di libri su questi argomenti, forse troppi e troppo simili fra loro. Benissimo che ci siano. Nei miei libri, mi sono scelto altri argomenti e altri personaggi. Non per questo, caro "cimablu2", i miei libri sono sprovvisti di passione per "gli obiettivi sociali e morali". Di più: io non ho alcuna verità da difendere, nessuna via maestra da indicare, nessuna ricetta con cui alleviare la febbre italiana che è ben oltre i quaranta gradi. Certo, mi aspettavo che il nostro Paese si meritasse un guru migliore che non Beppe Grillo e i suoi "vaffanculo". Certo, avevo creduto che il governo dei tecnici avrebbe potuto fare molto meglio dei disastrosi governi precedenti (di destra e di sinistra).

Può darsi che mi sia sbagliato. Non lo so. Continuo a credere che a passare "la nottata" ci dobbiamo mettere d'impegno noi italiani tutti assieme e in questo spirito avevo scritto l'ultima puntata di questa rubrica, quella che era stata accesa dalle immagini del terremoto in Emilia. E mi scuso con voi della fretta con cui avevo battuto su questa maledetta tastiera, al punto da non avvedermi di una caterva di errori di battitura sopravvissuti a una mia revisione troppo veloce. Ringrazio Charles le Téméraire di averli sottolineati, e mi scuso con tutti degli errori di battitura che temo ci saranno anche questa volta.

24 maggio 2012
 
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