Una cosa è la crisi economica, altra cosa le cialtronate di chi attizza la "disobbedienza" fiscale

di Giampiero Mughini

Ricordo quando da studente universitario leggevo i libri che raccontavano la crisi economica del 1929 in America e dunque quelli che si buttavano giù dai grattacieli perché erano andati economicamente in malora. Dato che vivevo in un'Italia e in un'Europa nel pieno del loro boom economico, ne leggevo come di fatti lontani e irripetibili. E invece li stiamo rivivendo giorno dopo giorno, suicidio dopo suicidio: i suicidi di chi ha perduto il lavoro, di chi non ce la fa a pagare un'ingiunzione fiscale, di chi aspetta da mesi se non da anni il saldo di un lavoro fatto per lo Stato. Solo che una cosa è la crisi - una crisi che temo non si allenterà per tutto il 2012 -,  altra cosa sono gli squinternati e le eventuali cialtronerie pronunciate da leader politici alla ricerca di voti. Tutt'altra cosa.


In tema di squinternati, eclatante è il caso di quel Luigi Martinelli che ha occupato in armi la sede del'Agenzia delle entrate in un paese vicino Bergamo per poi tenervi sequestrato un dipendente di quell'ufficio. Martinelli uno che era stato azzannato dalla voracità del fisco, una voracità di cui noi tutti ci lamentiamo ogni giorno e ogni ora? Nemmeno per sogno. Uno che da anni non pagava l'abbonamento Rai e che aveva dunque accumulato con l fisco (il canone Rai è una tassa) un debito di poco oltre i 1000 euro; in buona sostanza uno che voleva compiere un atto spettacolare per farsi notare e magari far parlare di sé in televisione. Adesso rischia otto anni di carcere, che forse sono troppi. Colpevole del reato di imbecillità lo è di certo. Com'è certo che nel suo caso la crisi economica e relative asprezze non c'entrano affatto.


Ben diverso il caso del povero Pietro Paganelli, ll titolare di una piccola officina napoletana dove riparavano motori per la nautica. Aveva appena ricevuto due successive cartelle esattoriali per un importo di 26mila euro in tutto. S'è tirato un colpo in tempia dopo aver lasciato un biglietto in cui aveva scritto che "la dignitzà" vale più della vita. Erano tasse che non aveva pagato o invece tasse presunte che erano state calcolate all'ultimo euro senza tener conto della crisi che ci divora? Naturalmente non ho di che rispondere a priori. Anche qui una cosa è certa. Se le tasse le calcoli tutte e fino all'ultimo euro, non so quanti di noi riusciranno a pagarle per intero e in tempo. Ne sta parlando uno che finora ci è riuscito per il rotto della cuffia. Basta che non mi paghino due o tre lavori, e affondo.


Questa è la situazione della gran parte di noi. Non per questo hanno ragione i demagoghi e i cialtroni che urlano che le tasse in quanto tali sono "un furto". Senza le tasse non ci sarebbe la società moderna con gli ospedali, le scuole, i bus pubbici, i tribunali civili e penali, quel minimo di esercito che ci difenderebbe se Malta ci dichiarasse la guerra. Non ci sarebbe la società moderna con la sua componente non minima di welfare, la cassa integrazione, le pensioni sociali, lo stipendio pagato dall'Inps alla mia colf quando è andata in maternità. Gli eventuali leader politici che con voce rauca incitano alla "disobbedienza" fiscale sono dei cialtroni. Come quei sindaci leghisti che attizzano i loro concittadini a non pagare la tassa sulla prima casa detta Imu. Certo che è una tassa dolorosissima, una tassa sul tetto sotto il quale vivi. Solo che i conti del nostro Paese non ne possono fare a meno, e del resto è una tassa che pagavamo tutti prima che Silvio Berlusconi la togliesse. E infine non dimenticate una cosa quando parliamo di questi problemi. Da una parte l'Italia è un Paese sul quale la pressione fiscale è altissima. Dal'altra è un Paese dove l'evasione fiscale è da record, e mi immagino siano caterve gli evasori fiscali che vanno in piazza a bestemmiare contro l'Imu sulla prima casa. Cialtroni.

07 maggio 2012
 
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