Se la nostra casa sta bruciando, ci mettiamo a litigare su chi s'è fatto la doccia e chi no?

di Giampiero Mughini

Che ne dite di una casa che brucia e dove tutto è in fiamme o sta crollando, e i suoi abitanti che si mettono a litigare furiosamente perché qualcuno di loro s'era fatto la doccia e qualcun altro no?. Eppure l'Italia, il Paese in cui siamo nati e viviamo, è esattamente così. Uno che venisse da Marte e che aprisse alcuni dei nostri giornali non capirebbe dove si trova e di che si tratta.


Giornali di tendenza opposta come "il Fatto" e "Libero", si assomigliano nel prendere a sberle il governo capeggiato da Mario Monti. Fai quello che faccio io ogni giorno, cliccare sul sito "Dagospia" governato dal mio amico Roberto D'Agostino, e ci trovi ogni ora un aggiornamento delle contumelie e degli sfottò contro l'attuale governo. A leggere queste pagine sembrerebbe che la micidiale vessazione fiscale di cui sono oggetto i contribuenti onesti è una sorta di pratica sadica di Monti e compagnia cantante, non il gesto disperato di chi cercava di impedire che l'Italia precipitasse nel burrone greco. E se è vero che sono assolute stupidaggini le tirate a propisito dei dieci italiani che da soli sono più ricchi dei tre milioni di italiani più poveri (un'affermazione e una constatazione che non significa nulla di nulla), è verissimo che i venti o trenta milioni di italiani del ceto medio - quelli che vivono con un reddito reale tra i 2000 e i 4000 euro netti al mese - sono allo stremo. Pagare tasse che sono cresciute verticalmente nel mentre che i redditi precipitavano, è divenuto un'impresa inumana. Non sappiamo di quanto aumenteranno le imposte sulle prime e seconde case, la vera proprietà e il vero risparmio degli italiani. Trentacinque giovani su cento non trovano lavoro nemmeno a piangere e nemmeno se hanno un paio di lauree. Non so se sono 200 o 300mila i nostri connazionali che avevano fatto i loro conti e i loro piani per andare in pensione fra qualche mese, e invece si ritrovano con la prospettiva di restare senza né stipendio né pensione per tre o quatro anni, i cosidetti "esodati". Tutti che chieono al governo di promuovere lo "sviluppo", e come se bastasse scrivere questa parola su un pezzo di carta per creare lavoro nel bel mezzo di una recessione. Da rabbrividire. E questo mentre l'inflazione reale viaggia al ritmo di oltre il tre per cento annuo, e dunque chi ha un reddito fisso da pensione o altro diventa più povero ogni minuto che passa. Una casa che sta bruciando, niente meno che questo.


E allora, che fare? Tutti assieme sederci a un tavolo, e non importa se uno è di destra o sinistra o altre sciocchezze che nel mondo di oggi non hanno più alcun valore, e cercare di trovare il modo di passare la nottata? Buttare a mare le polemiche di un tempo e arrangiarci ad affrontare lo tsunami? Trovare assieme di che sopravvivere come Paese, perché di questo si tratta, o stare a bestemmiare contro il vicino la cui erba fiscale è più verde? Rendersi conto che il nostro è un Paese dove l'amministrazione pubblica deve pagare 100 miliardi di euro ai privati che le hanno consegnato un lavoro e che quei soldi non ce li ha proprio? Rendersi conto che l'Italia è un Paese dove un'importante causa di lavoro - e dunque una causa dove è in gioco la vita e la morte - dura 1200 giorni contro i 230 della media europea, o far finta di niente? Continuare a schiamazzare contro il vicino o contro il rivale o contro l'avversario politico di un secolo fa, o trovare il modo di una convivenza che serva a tutti e giovi alla casa di tutti?


Ditemelo voi che mi leggete. E vi prego, lasciate da parte gli insulti. Non giovano né a voi né a nessuno, non è a forza di insulti che si migliora questa nostra drammatica società. Una società di cui, e per la prima voltadopo la fine della Seconda guerra mondiale, è in forse il domani.

02 aprile 2012
 
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