Se Monti e Fornero ci dicono arrivederci, che ne è dell'Italia?

di Giampiero Mughini

Per la prima volta da quando è al timone di comando della politica italiana, Mario Monti ha dichiarato che a quel posto non ci sta perché glielo abbia ordinato il medico. Se il suo governo altro non può fare che tirare a campare, tanto vale mollare. Lo stesso ministro Elsa Fornero ha annunciato le dimissioni ove la riforma dell'articolo 18 quale è stata formulata dal governo e poi a lungo contrattata con le parti non andasse in porto.


Premesso che non sono un fanatico né in positivo né in negativo dell'articolo 18, nel senso che non me ne aspetto miracoli di vivacizzazione dell'economia italiana né valanghe di licenziamenti, a me pare che quanto a "Dialogo con le parti sociali" il governo Monti avesse fatto nell'occasione tutto il possibile. E a meno che il vero governo del Paese non sia nelle mani della Cgil, nel senso che questo è un Paese dove non si muove foglia se la Cgil non lo vuole. E sarebbe un caso unico al mondo. Solo che in questo caso tanto varrebbe mettere direttamente Susanna Camusso a Palazzo Chigi e Maurizio Landini come ministro del Lavoro. Una buona parte del Pd ne sarebbe felice, e anche Antonio Di Pietro e Oliviero Diliberto, di cui mi ha colpito la faciloneria con cui s'è fatto fotografare ridente accanto a una signora che aveva sul petto uno slogan macabro ("Fornero al cimitero"), salvo poi questa signora pentirsene e scoppiare a piangere innanzi a un giornalkista che giene chiedeva conto. Il segno che questa signora non sapeva quello che faceva e che indossava. Povera Italia. Poveri noi.


Ma che succederebbe se Monti e i suoi ministri togliessero il disturbo nel bel mezzo di una crisi economica squassante e che forse non ha ancora toccato il suo peggio? CHe ne sarebbe del nostro spread, ossia del denaro che ci costa prendere in prestito i migliaia e migliaia di miliardi di euro che occorrono alla Stato per pagare gli stipendi e far funzionare i servizi? E quali figure politiche tornerebbero alla ribalta fra i fantasmi della Prima Repubblica, gli Scajola, la Brambilla, i ministri leghisti? Sarebbero loro a mettere a dieta il nostro Paese, e questo perché a parte la dieta non ci possiamo permettere altro, non possiamo proprio? O magari andremmo a una magnifica contesa elettorale dove darebbe il meglio e il peggio di sé la classe politica la più squalificata della storia repubblicana italiana di questi ultimi sessant'anni? Domande retoriche.


Altro che danzare sulla tolda del Titanic mentre la nave affonda nemmeno troppo lentamente. Noi stiamo facendo peggio di così. E questo mentre la Camusso annuncia uno sciopero generale, iniziativa che certamente farà bene al Paese e ai suoi umori; e mentre ci aspetta un aumento di due punti dell'Iva, il che significa spezzare le gambe a quel poco di consumo individuale che c'è ancora e senza il quale negozi ed esercizi chiuderanno, loro sì, a valanga. E mentre in una città come Roma si affrontano al modo di Orazi e Curiazi i fanatici delle due contrapposte ideologie, quelli di sinistra dei Centri sociali e quelli di destra di CasaPound, e si picchiano di santa ragione pur di mimare le guerre civili europee del Novecento, ossia di un millennio fa. Cadaveri anche loro e che non sanno di esserlo. Un Paese di cadaveri.

27 marzo 2012
 
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