In Iraq l'Occidente ha combattuto una guerra sbagliata e l'ha persa

di Giampiero Mughini

Le truppe Usa si sono definitivamente ritirate dall'Iraq, dopo una guerra lunga e sanguinosissima che hanno perso. Più ancora, una guerra sbagliata perché le motivazioni che l'hanno scatenata non avevano alcuna base di fatto: né Saddam Hussein stava approntando armi letali contro l'Occidente né era pappa e ciccia con il gran brigante Osama bin Laden. E dunque il bilancio di questa guerra è tra i più spaventosi.


Più lunga della Seconda guerra mondiale, morti ammazzati nel modo più orribile, e gli ostaggi sgozzati in diretta tv dai boia di Al Quaeda e la popolazione civile irakena falciata dalle bombe non intelligenti e a non dire l'episodio della ragazzina irakena prima stuprata e poi assassinata con tutta la sua famiglia da un commando di marines mascalzoni. Per gli Usa un carico finanziario pazzesco negli anni più i 4500 soldati morti in battaglia, ma la sconfitta non è solo loro e bensì di tutto l'Occidente perché è vero che l'Islam dei radicali e degli assassini ha a bersaglio l'Occidente e i suoi modi di di vita: e dunque era necessario che ai soldati americani si affiancassero soldati inglesi, francesi, italiani. Come al solito noi italiani cercavamo di camuffare che eravamo in una guerra, e anche se è vero che noi la guerra non la stavamo facendo all'Iraq e bendì i gurriglieri islamici la facevano a noi a furia di bombe messe sotto i cingoli dei nostri blindati.


Una guerra di cui non potevamo vantarci innanzi all'opinione pubbica del nostro Paese, assuefatta a un pacifismo totale e che non tollera eccezioni, una guerra che ci è costata vite di uomini coraggiosi e  orgogliosi di star facendo il loro dovere con la divisa da soldati italiani. Ce ne siamo andati anche noi. Che cosa succederà adesso in Iraq, c'è un seme positivo che l'Occidente ha seminato in quella terra e che germoglierà? E' difficile essere ottimisti al riguardo. L'esperienza dei fatti ci dice che è impossibile portare il meglio dei valori occidentali sulla punta delle baionette di soldati che vanno all'attacco. L'idea che si facevano alcuni intellettuali americani di destra, che l'Occidente avesse il dovere di imporre un "cambiamento di regime" all'Iraq, di sostituire la satrapia e lo strapotere sfrenato di Saddam Hussein con qualcosa che somigliasse a un sistema parlamentare all'occidentale in cui i vari partiti sono ciascuno rappresentato e si confrontano lealmente, s'è rivelata un'idea fasullissima. In Iraq, oggi come ieri, se sei Sciita è una cosa e se sei Sunnita un'altra, completamnete opposta. E la cosa migliore a questo punto, e dal loro punto di vista, è massacrarsi a vicenda.


Non sono solo le armi dell'Occidente ad avere perso una guerra in cui bastavano 50 o 100 dollari a pagare un kamikaze che ti veniva addosso con tutta la sua immemsa forza distruttiva e dal quale era impossibile difenderti, una guerra che non insegnano in nessuna Accademia al mondo come combatterla. Ad avere perso sono i valori occidentali, rivelatisi inadatti e inefficaci da quelle parti. Ed è questo il punto. Che alla borsa dei valori, i valori occidentali sono in ribasso. Noi italiani abbiamo qui di fronte un'intera striscia nordafricana da cui non so esattamente che cosa potremo aspettarci. I giornali hanno esaltato il momento eroico delle "insurrezioni" in Tunisia e in Egitto. Tutti luoghi dove sventola adesso il drappo dell'islamismo, staremo a vedere quanto radicale. Tra noi e loro che cosa ci diremo e faremo quanto al convivere ciascuno con la sua identità? Una cosa è certa, mai e mai più gli aerei d'Occidente dovranno alzarsi in volo a cercare di promuovere la democrazia in casa altrui a forza di bombe.

27 dicembre 2011
 
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