

Premesso che la cosa più interessante di queste mie noterelle sono i vostri messaggi e la discussione tra voi che ne consegue online, è comunque un fatto che un buon dieci per cento di messaggi è scritto da gente il cui scopo è semplicemente insultarmi. E fin quei niente di male, è ovvio che chi cammina per strada prima o poi si imbatte nello sterco e le sue scarpe se ne lordano e vanno poi nettate. Epperò il punto che mi sta a cuore non è tanto l'insulto quanto l'argomento che talvolta lo sottende. A proposito di queste mie ultime e disperate noterelle su un'Italia sulle soglia dell'abisso, qualcuno mi ha definito "un voltagabbana", uno che stava montando sul "carro dei vincitori". E questo davvero non l'ho ben capito. Che un'amica di Facebook mi abbia definito "comunista nullafacente" non mi impressiona gran che, dato che non sono mai stato comunista un giorno della mia vita e che ho sempre lavorato 10-12 ore al giorno nel campo che è il mio e che non è lo zappare la terra.
Più intrigante l'accusa di star montando sul carro dei vincitori. Quali vincitori? Ho cominciato questa rubrica intitolandola "Né di qua né di là", ho scritto cento volte che non ho più alcun interesse alle tradizionali distinzioni tra sinistra e destra, ho detto e ripetuto che ci fossero duecento elezioni in cui la scelta è tra votare per Di Pietro o per la Santanché, ebbene io non andrò a votare. C'è chi mi definisce "comunista" e chi "servo di Berlusconi". Su quale base? Qualcuno di voi può indicarmi una riga in cui io faccia il tifoso degli uni o degli altri? Una sola riga in cui io non dica che nel dramma italiano di oggi ci siamo mani e piedi tutti noi italiani, e che è da italiani che dobbiamo reagire? Qualcuno di voi può rinfacciarmi l'avere scritto che bisognava applaudire l'una o l'altra fazione? A proposito del mio articolo sprezzante sui tallk-show politici in cui si azzuffano gli Orazi da una parte e i Curiazi dall'altra, qualcuna ha scritto che quell'articolo era come se fosse una mia biografia. Cara nullità, a quei talk-show io non ho mai partecipato una sola volta della mia vita: e perché non mi invitano e perché non vado mai gratis ad apparire sul piccolo schermo. Non sono difatti un politico che deve fare rumore con la bocca per farsi riconoscere dai suoi elettori. E poi c'è che quelle discussioni non saprei apportare alcuna risposta, alcuna ricetta da applaudire. Non c'è nulla da applaudire in una tragedia sociale e civile.
Bando alle battute. E' dell'Italia che si tratta, della nostra vita, dei nostri risparmi e ammesso che qualcuno ne abbia, della vita dei nostri figli. Se l'Italia salta, saltiamo tutti e in malo modo. Per un attimo, riuscite a pensare il nostro Paese e i suoi problemi senza accapigliarvi sul nome di Berlusconi? Qel che io sperimento tutti i giorni e tutte le ore della mia vita, che tasse e bollette e altro ci stanno soffocando e mentre a incassare un euro ci si mette di più che a scalare l'Everest, è senz'altro anche la vostra esperienza quotidiana. Possiamo parlare di questo senza cercare malediziioni anti-Berlusconi che risolvano tutto? Non so che cosa saprà fare il governo Monti, al quale da italiano auguro ogni bene. Facciamo un armistizio per qualche mese e magari per qualche anno. Lasciate perdere quei dilettanti della parola che pronunciano un minuto sì e l'altro pure la parola "Elezioni anticipate". Dobbiamo sopravvivere come nazione, come comunità, come assieme di famiglie in difficoltà, come assieme di gente che ce l'ha in salita la strada ad arrivare a fine mese. Ve ne scrivo dopo aver passato la mattina a pagare bollette e tasse e Iva e bigliettini amoroso inviatimi dall'Agenzia delle entrate. Non per questo mi travesto da "indignato" e tento di rompere vetrine o di sputare sulle banche, roba da dementi. Un armistizio, allmeno per qualche mese. Placatevi, plachiamoci. Ora o mai più.
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