

Cari amici di Facebook che avete reagito copiosi a quella mia precedente noterella in cui battagliavo con una mia non-ammiratrice che si augurava che io fossi estromesso dal portale giornalistico Tiscali, e questo a causa di una vita (la mia) macchiata di colpe, perdonate se non rispondo direttamente a ciascuno di voi. Come pure meritereste. Sopratutto non prendiate come una soluzione di serie B questa mia risposta che tenta di valere per tutti: non perché voi siate tutti uguali, ma perché ci sono due o tre punti in ballo della discussione che riguardano tutti.
Il primo punto riguarda la critica che alcuni di voi mi hanno fatto. Di avere replicato troppo ferocemente all'opinione di una lettrice che dissentiva da me. Niente affatto. Io ho replicato all'opinione di una che voleva io fossi cancellato dalla faccia della terra e che vi appoggiava questa sua speranza su fatti che non conosceva o che riferiva alla rinfusa. Uno per tutti. L'essere stato io "direttore responsabile" di giornali che promanavano dal gruppo dell'estrema sinistra chiamato Lotta continua, giornali che leggevo pochissimo e di cui non condividevo il tono e gli argomenti. Allora, lo hai fatto per soldi?, ha chiesto un lettore non fra i più eleganti. No, l'ho fatto per il più semplice dei motivi: per essere coerente alla mia idea liberale che tutti i giornali devono andare in edicola e tutte le voci si devono confrontare. Senza la mia firma "responsabile" (innanzi alla legge), e prima senza quella di Marco Pannella o Pier Paolo Pasolini, quei giornali non ci sarebbero stati. Ciò che sarebbe stato male. Per quanto mi riguarda non me ne sono venuti "soldi", come dice il lettore non propriamente elegante, e bensì guai giudiziari, condanne (piccole), spese legali da pagare. Tutto qui.
Il secondo punto riguarda il fatto che a molti di voi non vada giù che io mi dichiari "né di qua né di là", e che lo faccia in ogni mio articolo, anzi in ogni riga di ogni mio articolo. E che lo faccia con orgoglio, forse con spudoratezza. Alcuni di voi lo reputano un mio trucco, un modo per lucrare vantaggio ora dagli ora dagli altri (ora da quelli di centro-destra, ora da quelli di centro-sinistra). Lucrare "soldi" magari, dato che questo è un argomento caro a molti di quelli che scrivono, i quali evidentemente si guardano allo specchio e si immaginano che il mondo funzioni esattamente al modo dell'uomo che vedono nello specchio.
Le cose non stanno così, credetemi. A starsene in quella terra di nessuno che è la non-appartenenza, comodo non ci stai affatto. Le pallottole fischiano da una parte e dall'altra. Gli insulti possono arrivare da una parte e dall'altra, uno ti rinfaccia di essere così accanitamente "di sinistra", un altro di essere così sfacciatamente al servizio di Silvio Berlusconi. Facciamo un esempio. Io sono stato per 18 anni un inviato speciale di "Panorama", ebbene per 16 di quei 18 anni l'editore-proprietario di "Panorama" è stato Berlusconi. Da cui l'equazione (molto facile per alcuni di voi) che per 16 anni io sia stato un giornalista-servo di Berlusconi. Ora il fatto è che io ero stato assunto da Claudio Rinaldi, il giornalista più antiberluconiano che ci fosse al mondo, e che nei sedici anni successivi mi sono tirato indietro dallo scrivere di attualità politica. In quei sedici anni la mia posizione professionale si indebolì molto, non con uno dei direttori nominati da Berlusconi ebbi rapporti facili e positivi (con Giuliano Ferrara sì, per un paio di mesi), e finché non mi dimisi da "Panorama" nel settembre 2005 perché non ne potevo più di avere a fare con il gruppo di nullità che in quel momento dirigeva il giornale.
Se lo stare "né di qua né di là" rende le cose difficili nella carta stampata, o comunque in buona parte di essa, quelle cose sono cento volte più difficili in tv, dove non si muove foglia che le due opposte fazioni non vogliano. In tv ci sono i crociati di una parte (Minzolini, Claudio Brachino, il mio amico Mario Giordano, Emilio Fede naturalmente, Vittorio Sgarbi che ha l'aggravante del talento). Dall'altra i Santoro, Fabio Fazio, Serena Dandini, Daria Bignardi e tanti altri. Lavori se stai con gli uni o con gli altri, altrimenti niente. Altrimenti fai qualche "comparsata" di tanto in tanto, e a parte quella cosa stranissima della mia vita che è stata il sedermi per tanti anni la domenica sera sui divani di una trasmissione di calcio (che non è il mio campo professionale ma che è uno sport che amo molto). Dire alla domenica sera se quello era o non era un rigore, se quell'arbitro era sì o no "un cornuto" _ discussioni che comunque appassionano decine di milioni di italiani è stato un gioco molto divertente oltre che molto ben pagato. Adesso è finito.
Succede poi che moltissimi di voi nel fare riferimento alla mia vita professionale ricordino per l'appunto quel gioco della domenica sera, che per quanto divertente fosse mi rappresenta sino a un certo punto sul piano professionale. Nessuno di voi, mi pare, che faccia riferimento a quello che da una quindicina di anni è il cuore del mio lavoro. Lo scrivere libri, ne ho scritti una quindicina in questi ultimi anni. A proposito, voi che scrivete su Facebook e molti di voi hanno l'aria informata e intelligente, di libri ne leggete mai? E se sì, perché non li citate mai? Alla prossima.
16
2
0
21
58
Le rubriche
Importanti firme commentano i principali fatti di cronaca, economia, società e ambiente

