Il campionato corre a perdifiato e il calcio isterico non trova il tempo di fermarsi per ragionare

di Massimiliano Morelli

Il calcio sta impazzendo. Antonio Conte, presentando la sfida terzultima di campionato, che potrebbe consegnargli lo scudetto, afferma che “il tricolore juventino sarebbe paragonabile a quello del Verona”, dimenticando le differenze fra provinciali e Juventus. Lui ha una corazzata e non è reato ammetterlo, forse paragona la sua creatura a quella di Osvaldo Bagnoli per sottolineare la forza economica del Milan, ma non è che la real casa bianconera abbia speso spiccioli per tirare su una formazione capace di arrivare fino in fondo sia in campionato che in coppa Italia.


A Udine accade l'imponderabile del calcio, in panca con i friulani c'è Francesco Guidolin. Che, dopo un gol realizzato da Mutu contro la sua squadra dell'epoca, il Palermo, sentenziò “fosse accaduto a me avrei chiesto ai miei di far segnare gli avversari tenendo ferma la mia squadra”. I gol di Mutu e Pereyra sono simili, per disgrazia d'un footbal che non accetta le regole. Ma forse – aggiungiamo – non ha avuto il tempo di dire ai suoi di far segnare la squadra di Edy Reja. Forse complice la gazzarra che s'è scatenata nel finale di Udinese-Lazio, partita per la quale, ancora oggi, non s'è udito il triplice fischio finale del direttore di gara. Il campionato si chiude con le polemiche sul gol di Muntari, che per lo meno hanno smorzato le urla degli juventini che a loro volta additavano atteggiamenti arbitrali ostici.


Però c'è da annotare pure che lo stesso arbitro, il signor Guida, in situazioni analoghe, col calciatore che s'aggrappa sulla rete per festeggiare un gol, una volta ha ammonito il cagliaritano Pinilla (che già aveva preso un cartellino giallo, e dunque l'ha espulso) e un'altra ha finto noncuranza al cospetto della medesima esultanza del balcanico Vucinic. Claudio Lotito e Gianni Petrucci stanno in lite per la questione stadio da oltre un anno, per la cronaca il primo è squalificato, l'altro irremovibile. Si andrà avanti fin quando uno dei due non lascerà l'incarico, dunque ben oltre la previsione dei Maya, che secondo noi è una boutade lanciata dalla Rete e certo non una profezia reale. Nel merito del fattaccio di Udine la Roma – campanilismo imperante – s'è schierata con i friulani, perchè all'ombra del cupolone vige la regola del “non vinciamo noi, ma neanche voi”.


Però c'è da ricordare che qualche anno fa, gestione Sensi, il patron Franco fece reclamo per un fallo laterale di Aldair. Gli sconquassi di Genova sono già finiti nel dimenticatoio, se ne parla a mezza bocca e a rimetterci saranno i tesserati, che hanno pagato per uno spettacolo spezzettato.  Altro che calcio spezzatino, in questa stagione, il grifone rossoblu non tornerà al “Luigi Ferraris”, ennesima beffa per chi ancora considera il calcio un gioco. Al “Bentegodi” Chievo e Roma giocano praticamente in una piscina, il diluvio ha trasformato il terreno di gioco in un acquitrino. Però si gioca lo stesso, con buona pace del gioco e di chi ha pagato il biglietto. Certo, non c'è tempo per recuperare, il campionato corre a perdifiato pure perchè poi c'è la finale Champions, l'Europeo, l'Olimpiade, e i ritiri estivi, e le tournée all'estero già programmate. Non c'è tempo per fermarsi a ragionare.

03 maggio 2012
 
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